Per capire cos'è la descrescita occorre prima capire cos'è la crescita, o meglio cosa comunemente si intende per crescita.
La prima distinzione su cui è bene fare chiarezza è quella tra merci e beni: mentre le merci sono oggetti o servizi scambiati in cambio di denaro, i beni sono oggetti o servizi scambiati in cambio di denaro allo scopo di soddisfare un bisogno.
Cosa si intende per crescita
Attualmente la crescita di un paese è misurata dal PIL (Prodotto Interno Lordo) che quantifica la quantità di merci scambiate non la quantità di beni prodotti.
Tutto ciò che si può produrre e vendere fa aumentare il PIL, anche ciò che non è un bene, anche ciò che è inutile produrre ma che viene ugualmente venduto.
Alcuni esempi.
Per il riscaldamento di una casa con scarsa efficienza energetica occorrono circa 20 litri al metro quadrato di gasolio oppure 20 metri cubi di gas al metro quadrato.
In Germania e in Trentino Alto Adige non si costruiscono case che consumano più di 7 litri al metro quadrato di gasolio oppure 7 metri cubi di gas al metro quadrato.
13 litri o metri cubi di combustibile per ogni metro quadrato vengono dispersi.
Una casa di questo tipo fa aumentare il PIL, non importa se i due terzi dei combustibili utilizzati vengono dispersi, se l’inquinamento atmosferico aumenta: quello che il PIL misura in positivo è la quantità di merce utilizzata.
In Italia ogni anno si producono avanzi di cibo per un valore pari 2% del PIL nazionale.
Anche in questo caso lo spreco fa aumentare il famigerato parametro che regola la nostra economia e con esso la quantità di rifiuti prodotti e tutto ciò che comporta smaltirli (altro aumento del PIL).
Questi semplici esempi servono per comprendere come il PIL è una misura alterata del benessere di un paese.
Cosa si intende per decrescita
La decrescita è intesa come la riduzione del consumo di merci che non sono beni.
Vi è inoltre un'altra considerazione importante: esistono merci che sono beni, ma esistono anche beni che non sono merci.
L'autoproduzione di generi alimentari, ad esempio, implica la produzione di beni che non diventano merci.
Tenere un orto fa descrescere il PIL (non produce merci ma beni), ma migliora la qualità dell'ambiente (non vengono impiegati pesticidi, diserbanti, ecc., elimina l'inquinamento dovuto al trasporto, elimina l'imballo che serve alla vendita) e i prodotti sono più buoni e genuini.
Lo
yogurt fatto in casa è più buono, organoletticamente migliore di quello compro (ecco il significato dell'aggettivo
felice associato al concetto di decrescita), non produce rifiuti, non produce inquinamento da trasporto e, se proprio vogliamo esagerare, costa un quarto di quello del supermercato. Anche in questo caso il PIL crolla.
Bere l'acqua del rubinetto, anzichè quella in bottiglia, è forse il gesto più concreto ed immediato di decrescita che si può attuare.
Bere l'acqua del rubinetto significa, anche in questo caso, non produrre rifiuti, ridurre i trasporto di merci e l'inquinamento che ne deriva.
L'acqua del rubinetto è poi più controllata di quella in bottiglia (basta osservare la data delle analisi chimiche dichiarate sull'etichetta), è un'acqua ricca di minerali utili all'orgasmo, inoltre costa 1000 volte meno di quella in bottiglia.
Una casa passiva, un’abitazione cioè che assicura il benessere termico senza alcun impianto di riscaldamento a combustibile, fa decrescere il PIL ma, anche in questo caso, non spreca risorse e non inquina.
La domanda concreta alla quale dobbiamo tutti dare una risposta è: quali sono le scelte ed i comportamenti che sono in grado di migliorare la qualità della nostra vita?
La descrescita ed il lavoro: il binomio lavoro - occupazione
L'occupazione, nel senso della crescita, è intesa come il lavoro necessario per produrre merci, lavoro che consente di percepire un salario con il quale è possibile soddisfare i propri bisogni.
Da questo punto di vista il lavoro consta spesso di gesti senza senso finalizzati alla produzione di merci che non sono beni.
Nel senso della decrescita, i lavori più importanti dovrebbero essere il contadino (quelli di una volta, quelli che producevano un po' di tutto per se, il necessario per vivere, e vendevano le eccedenze non i produttori agricoli attuali) e la casaliga.
Per l'ISTAT queste categorie non sono considerate lavoratori in quanto non producono merci.
Questo modello di crescita impone che la vita dei prodotti sia sempre più breve, non parliamo poi della possibilità di ripararli o di riutilizzarli.
A questo scopo la pubblicità sui mezzi di comunicazione di massa modifica i comportamenti delle persone.
Nascono campagne pubblicitarie fondate sul binomio:
Nuovo = Migliore
facendo leva su una coscienza critica del pubblico che va scomparendo.
Basta quindi un insignificante dettaglio sulla confezione, un tasto in più su un cellulare, il lettore mp3 sulla macchina e via di questo passo, per indurre al consumo sfrenato.
Il consumismo è un animale vorace che ha bisogno di essere alimentato continuamente senza tenere conto delle conseguenze che questo modello di vita comporta.
Se è vero che Nuovo = Migliore, nel momento in cui esce un nuovo prodotto quello vecchio va buttato, anche se ancora funzionante, producendo rifiuti che vanno a finire nelle discariche o negli inceneritori facendo, ancora una volta, aumentare il PIL.
Occorre valutare le cose in base al futuro che avranno non in base alla moda del momento.
La decrescita operativa
Quali sono gli interventi di decrescita applicabili concretamente nei fatti?
Pallante indica tre ambiti.
1) Ambito tecnologico
Attualmente le risorse investite sono finalizzate principalmente allo studio di tecnologie finalizzate all’aumento della produzione.
Si interviene sulle risorse affinché queste siano più produttive, basta pensare agli OGM in campo agricolo, all’allevamento del bestiame per la produzione di carne dove l’impiego di ormoni, antibiotici nei mangimi è diventato un abuso.
Spesso sono tecnologie distruttive per l’ambiente producendo rifiuti altamente tossici sempre più difficili e costosi da smaltire.
Occorre sviluppare tecnologie sempre più sofisticate finalizzate allo scopo inverso: la riduzione del consumo di materie prime e di energia e la riduzione della produzione di rifiuti.
Per fare in modo che una casa consumi sempre meno occorre sviluppare tecnologie sempre più sofisticate.
2) Stili di vita
Occorre riscoprire la sobrietà, riscoprire la capacità di fare durare le cose, emanciparci dal mercato con l’autoproduzione dei beni.
Oltre a questo è necessario risvegliare la coscienza critica in ciascuno di noi, soprattutto quando andiamo a fare la spesa.
Chi non spreca è fuori dalle logiche del mercato, chi non ha coscienza critica è in balia del mercato e della pubblicità che ne è il suo linguaggio.
In questo senso la scuola assolve pienamente a questo fine: sforna diplomati che sanno fare poco o nulla nel concreto e che hanno bisogno di tutto.
Sforna di fatto dei perfetti consumatori e anche la scuola e l’istruzione che la scuola dovrebbe rappresentare è diventato un bene da consumare.
3) Riscoprire lo scambio gratuito e reciproco dei beni
Donare fa calare il PIL, inoltre è un’occasione straordinaria per ricreare una reciprocità di rapporti e di legami sociali (anche questi scomparsi nella “civiltà” dei consumi).
Politica e decrescita
Che cosa potrebbe fare la politica per favorire processi di decrescita?
Nell’edilizia sarebbe sufficiente che i comuni adottassero due semplici provvedimenti:
1) Impedire la costruzione di nuove abitazioni che consumino più di 7 litri di gasolio al metro quadro oppure 7 metri cubi di gas al metro quadro;
2) Non dare concessioni edilizie su terreni agricoli.
Occorre ristrutturare l’esistente, non vi è la necessità di produrre nuove case (a Roma una casa su sette è sfitta).
Si avrebbe una riduzione dell’acquisto di risorse, un aumento di posti di lavoro qualificato e finalizzato alla produzione di beni (non di prodotti), che si pagherebbero con il risparmio ottenuto.
Un altro ambito di intervento potrebbe essere rappresentato dal mercato delle automobili.
La produzione mondiale attuale è di circa 94 milioni di veicoli all’anno, il mercato ne richiede 60 milioni: cosa fare dell’eccedenza?
È di questi giorni la notizia che
Volkswagen sta collaborando alla produzione di microimpianti di co – generazione di energia elettrica e termica fornendo i motori delle proprie autovetture per questo scopo spostando il proprio business da un mercato saturo (quello delle automobili) verso un mercato vergine.