Viene riportata la pronta risposta del Sindaco di Campagnola Emilia, che ringrazio, in relazione alla lettera inviata Sabato 26/09/2009 sulla possibilità di pubblicare gli atti del Consiglio Comunale e della Giunta sul sito del Comune.

Gentile Signore,

considerato che la Sua richiesta - al di là di quanto esplicitato dallo Statuto e puntualmente ottemperato dall’Amministrazione Comunale, che pubblica all’Albo Pretorio, anche se non obbligatorio, le Determinazioni dei Dirigenti - implica aspetti normativi che regolano la pubblicazione di atti e provvedimenti Amministrativi, sarà premura inoltrarla al Segretario Comunale per gli approfondimenti di competenza.

Cordialmente

Il Sindaco

Egregio Sindaco di Campagnola Emilia,

sono un residente ed un elettore di Campagnola Emilia.
Con riferimento all'art. 52 dello Statuto del Comune che recita:

ART. 52

PUBBLICITA' DEGLI ATTI

1. Tutti gli atti dell'Amministrazione Comunale sono pubblici, ad eccezione di quelli riservati per espressa disposizione di legge o per effetto di una temporanea e motivata dichiarazione del Sindaco che ne vieti l'esibizione, qualora la loro diffusione possa pregiudicare il diritto alla riservatezza delle persone, dei gruppi o delle imprese.
2. Per assicurare la effettiva conoscenza degli atti,l'Ente si avvale, oltre che dei sistemi tradizionali della notificazione e della pubblicazione all'Albo pretorio comunale, anche dei mezzi di comunicazione di massa.
3. Il Regolamento disciplina la pubblicazione all'Albo pretorio comu-nale degli atti ufficiali del Comune, delle deliberazioni e di ogni altro provvedimento ed individua le forme di comunicazione più idonee.
4. Il Regolamento disciplina, altresì, le modalità di pubblicazione degli atti di cui all'art. 26 della legge 7.8.1990, n.241.
5. Apposito Ufficio Comunale assicura la consultabilità e l'agevole conoscenza degli atti di cui ai commi precedenti.
ed al programma della lista "Democratici Insieme per Campagnola Emilia" che l'ha portata a vincere le elezioni amministrative di Giugno, che recita:

Una Comunità… informata e trasparente

Attivare percorsi e strategie per rafforzare e migliorare il rapporto Cittadino – Istituzioni rientra fra i compiti strategici di un’Amministrazione Comunale.
Attenzione costante va riservata ad innovare e migliorare il settore pubblico, per restituire alla Comunità servizi di qualità, rispondenti ai bisogni, accessibili a tutti.
Per concretizzare ciò, è necessario armonizzare i tempi di risposta del Comune ai ritmi della società, attraverso una crescente efficienza degli apparati organizzativi e tecnologici, la formazione e la qualificazione delle risorse umane, affiancando all’efficienza, una sempre maggiore trasparenza dell’azione amministrativa, anche attraverso percorsi comunicativi nuovi e maggiormente efficaci.
In linea con i principi della legge regionale 11 del 24/05/2004 – Sviluppo della società dell’informazione intendiamo mirare allo sviluppo delle condizioni di vita dei Cittadini e allo sviluppo economico e sociale del territorio comunale, attraverso un più facile e diffuso accesso alla conoscenza e alle fonti d’informazione, rimuovendo le cause di divario digitale fra Cittadini e incoraggiando la diffusione omogenea dell’utilizzo delle nuove tecnologie, la ricerca e la sperimentazione di soluzioni di eccellenza.
In quest’ambito intendiamo approfondire, in collaborazione con partner privati e pubblici, la possibilità di ricorrere alle più moderne soluzioni anche Wireless (“senza fili”) come Wi-Fi, Hiperlan, Wi-max… per estendere a Cittadini e Imprese l’accesso ad Internet a banda larga, valutando anche la possibilità di creare “Hot Spot” in zone del paese in cui sia possibile connettersi ad Internet con il proprio portatile, senza necessità di essere collegati via cavo.
sono a chiederle con la presente la pubblicazione degli atti del Consiglio Comunale e della Giunta, oltre che all'Albo Pretorio Comunale, anche sul sito del Comune.

Rimanendo in attesa di un Suo gentile riscontro in merito, colgo l'occasione per porgerle cordiali saluti.

L'acqua è nostra non del mercato

di Luigi De Magistris, da luigidemagistris.it


Seminerà più sofferenza e vittime dei conflitti per il controllo del petrolio e del gas, perché la popolazione planetaria cresce e i cambiamenti climatici rendono l’acqua una risorsa preziosa e sempre meno disponibile. Così la guerra per l’oro blu rischia di diventare il prossimo terreno di scontro fra Nord e Sud del mondo, causa di migrazioni dei popoli, origine della discriminazione sociale anche nel mondo sviluppato tra chi potrà accedervi e chi ne resterà privo.

Per questo è indispensabile respingere fin da oggi la lunga e pericolosa mano del mercato, il suo tentativo di controllare e speculare su un bene tanto prezioso quanto raro. Contrastare, quindi, ogni forma di privatizzazione dell’acqua, diffondendo il principio che l’acqua è un diritto e come tale va considerato un bene comune, da garantire a tutti e da tutti gestita.

Una battaglia che coinvolge anche il nostro Paese, dove i tentativi di privatizzazione, che rispondono a livello locale al bisogno delle amministrazioni di fare cassa, devono essere respinti. Così come da respingere è l’azione del Governo, che in occasione del Cdm, lo scorso 9 settembre, ha varato le modifiche all’articolo 23 bis della Legge 133/2008 all’interno di un decreto legge per l’adempimento degli obblighi comunitari. Figlio dell’accordo tra il ministero degli Affari regionali e della semplificazione della legislatura, cioè di Fitto e Calderoli, con la benedizione ovviamente di Confindustria, queste modifiche riguardano l’affidamento dei servizi pubblici locali e stabiliscono che la gestione di questi stessi servizi veda protagoniste, attraverso bandi di gara, società miste, il cui socio privato deve possedere non meno del 40% ed essere socio industriale con compiti di gestione operativa.

Tradotto in parole semplici: anche l’acqua è sottratta alla gestione pubblica e affidata al mercato, quindi possibile forziere di arricchimento e speculazione privata. Una scelta grave, compiuta nel silenzio mediatico e politico, coperta dal Governo attraverso l’abito mistificatorio del decreto legge, che aveva come unico fattore di urgenza quello di rendere subito l’acqua non più un bene di tutti ma patrimonio di pochi, funzionale al loro arricchimento.

Di questa decisione il Governo deve rendere conto e per questo ho deciso di presentare al Parlamento europeo un’interrogazione sul tema. Nel 2006 proprio Bruxelles ha approvato una risoluzione che afferma che “l'acqua è un bene comune dell'umanità e come tale l'accesso costituisce un diritto fondamentale della persona umana”. Nel marzo 2007, sempre a Bruxelles, si è riunita l'Assemblea mondiale dei cittadini e degli eletti per l’acqua ed è stata approvata una lettera rivolta a tutti i capi di stato e di governo del mondo, a tutti i presidenti dei parlamenti nazionali e sovranazionali e ai membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per richiedere un impegno sul tema.

La battaglia per l’acqua come bene pubblico e diritto universale, in Italia e in Europa ma anche nel resto del Pianeta, è uno dei tasselli essenziali per costruire “un altro mondo possibile”. Cominciando appunto dal nostro Paese, dove le forze politiche devono unirsi nella richiesta all’esecutivo di cancellare le modifiche alla legge 23 bis; dove le amministrazioni locali, in particolare i comuni, devono dichiarare l’acqua bene di tutti e privarla di rilevanza economica, scegliendo di affidarla alle aziende pubbliche ad esclusivo capitale pubblico, così come dovrebbe fare il Governo.

In Commissione Ambiente della Camera, infine, è stata depositata una Legge di iniziativa popolare per una gestione pubblica dell’acqua che ha raccolto 400mila firme. Che fine ha fatto e perché continua a riposare dimenticata in Commissione, quando in Italia l’acqua scarseggia e in Sicilia è già oggetto di razionamento ma soprattutto di controllo mafioso?

Sul tema l’Italia dei Valori ha presentato recentemente una mozione in Parlamento per chiedere al Governo di tutelare i diritti dei cittadini perché l’acqua sia rispettata come bene inalienabile e indisponibile, soprattutto da parte delle lobby e delle multinazionali, insomma del mercato.

L’acqua è stata indicata nel settembre 2007 dall’Onu come un diritto umano, estensione del diritto alla vita. Non siamo quindi soli in questa battaglia: forum e associazioni non solo esistono ma lavorano già da tempo per riconsegnare l’accesso e il controllo idrico alla comunità. Forse il Wto o il Fondo monetario internazionale, forse Confindustria o la filosofia della deregulation selvaggia ci remano e remeranno contro, ma è una sfida che si può vincere. Anzi, si deve vincere.

All'inizio del prossimo anno, con circa dieci mesi di ritardo sui tempi previsti, Enia (Reggio Emilia, Parma e Piacenza) e Iride (Amga Genova e Aem Torino) si fonderanno assieme per dare vita ad un'unica società.
Essendo i Comuni i soci di maggioranza di queste società, è stato necessario il loro parere vavorevole affinchè le operazioni di fusione potessero iniziare.

Il progetto di aggregazione è stato presentato al mercato il 30 Ottobre dello scorso anno.

Il Consiglio Comunale di Reggio Emilia ha dato il proprio parere favorevole all'operazione il 16 Dicembre 2008 (26 voti a favore, 9 contrari, 1 astenuto).
Lo stesso giorno anche il Consiglio Comunale di Campagnola Emilia ha espresso il proprio parere favorevole (10 voti a favore, 5 contrari).

A seguire l'approvazione dei comuni di Parma e Piacenza per completare il quadro emiliano.

La palla è poi passata ai comuni di Genova e Torino.

I Consigli Comunali di questi Comuni hanno emendato lo Statuto in una forma differente a quella approvata dai Comuni emiliani.
In perticolare il nuovo testo dice:

Il capitale sociale delle nuove socirtà deve essere mantenuto in maniera rilevante e comunque non inferiore al 51% da enti pubblici o da consorzi costituiti ai sensi dell'art. 31 D.Lgs. n. 267/2000 o da consorzi o da società di capitali di cui gli enti pubblici locali o i consorzi costituiti ai sensi dell'art. 31 D.Lgs. n. 267/2000 detengono almeno l'80% del capitale sociale.
Come si può notare il 51% può essere raggiunto anche tramite società di capitali di cui gli Enti Locali o consorzi detengono almeno l'80% del capitale sociale.
Questa modifica allo statuto comporta di poter tranquillamente, nei fatti, scendere al di sotto del 51% del capitale sociale posseduto agli Enti Pubblici.

A seguito di questa modifica il 28/04/2009 si è riunito il CdA di Iride ed Enia per deliberare la fusione senza far votare la nuova versione dello Statuto ai Comuni emiliani.

Sorgono quindi le seguenti domande:
  • Quale fusione è stata deliberata dell'assemblea della società?
  • Quale statuto ne costituisce l'atto fondativo?
Si tenga poi conto che nel frattempo i Consigli Comunali e le Giunte dei Comuni interessati dall'operazione sono stati rinnovati dalle elezioni amministrative di Giugno.

Il 23/04/2009 sul Secolo XIX di Genova compare un articolo in cui la fusione Iride - Enia, già data per fatta, sarebbe solo la premessa per un ulteriore aggragazione con Acegas - Aps, multiutility di Padova e Trieste, già definita per il 2011.



E' poi notizia di questi giorni che il Leviatano, prima ancora di nascere, ha già 2,2 miliardi di euro di debiti (691 milioni per Enia e 1,5 miliardi per Iride).

Questi risultano essere di un'entità molto superiore di quanti ne aveva quando i Consigli Comunali di Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Genova e Torino decisero di dare il loro parere favorevole alla fusione.

Quando il progetto di aggregazione fu presentato al mercato, il 30 ottobre dell'anno scorso, le due aziende avevano complessivamente debiti per 1,5 miliardi di euro.Il 30 giugno scorso l'esposizione verso il sistema bancario era aumentata di quasi 700 milioni di euro, raggiungendo appunto i 2,2 miliardi di euro.
Nel primo semestre dell'anno i debiti hanno superato ampiamente i ricavi e la redditività delle due aziende è diminuita del 41% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.
A seguito di queste notizie è facile farsi un'idea su chi si ricadrà questa montagna di debiti.

I Comuni, verosimilmente, non avranno voce in capitolo sulle scelte della nuova società che gestirà la distribuzione dell'acqua, lo smaltimento dei rifiuti e la produzione di energia di un numero importante di provincie del nord-ovest d'Italia.

Privatizzare un bene come l'acqua lo espone a manovre di tipo speculativo inaccettabili.

L'acqua è, e deve rimanere, un bene di tutti, non una merce su cui lucrare per fare profitto: deve essere distribuito con il minimo costo per l'utente e la massima qualità.





Il Sindaco ha convocato per Martedì 29 Settembre 2009 alle ore 21.00 il Consiglio Comunale.

Ordine del giorno


Dopo il progetto sull'acqua condotto lo scorso anno scolastico, in cui i maestri della Scuola dell'Infanzia Anselperga di Campagnola Emilia hanno insegnato il valore di questo prezioso bene, il suo ciclo naturale ed in quale modo arriva fino ai nostri rubinetti, quest'anno si prosegue con un altro progetto virtuoso: insegnare la raccolta differenziata ai bambini.




Gli insegnanti hanno da prima spiegato ai bambini il ciclo dei rifiuti in modo semplice ma tale da far loro capire che tutto ciò che buttiamo nella pattumiera deve essere in un qualche modo smaltito: o bruciato in un inceneritore o sepolto in una discarica.
La scoperta di materiali che, dopo essere stati utilizzati, possono essere recuperati per ricreare nuovi oggetti: la carta, il legno, la plastica, i metalli.
Guidati dai maestri i bambini di tutte le sezioni della scuola hanno, da prima, imparato a riconoscere e distinguere i materiali e a separarli in contenitori appositi rendendo possibile il loro recupero: si è cominciato dalla carta, i cartoni ed i fazzoletti.
Gli stessi bambini costruiranno i contenitori per la carta, la plastica ed i rifiuti organici che serviranno per separare le varie tipologie di materiali.

Il progetto è agli inizi e verrà documentato nel suo sviluppo con un Diario che il blog aggiornerà in rete.

La stessa Scuola dell'Infanzia Anselperga ha intrapreso scelte concrete volte al riciclo: dall'uso di carta riciclata per gli avvisi e le cominicazioni, all'uso del carattere EcoFont che fa risparmiare inchiostro, al rifornirsi di materiali riciclati da ReMida.

In questo percorso sarebbe auspicabile un coinvolgimento attivo delle famiglie al fine di dare coerenza al progetto: sarebbe vano insegnare la raccolta differenziata ai bambini a scuola se a casa non si seguissero gli stessi comportamenti.
A questo scopo una piccola

Guida per i genitori



Le regole della raccolta differenziata: ridurre i rifiuti
  1. Prima di acquistare un prodotto, pensa se ti è veramente utile.
  2. Evita i prodotti usa e getta, come rasoi, piatti e bicchieri di plastica, panni e carta per pulire la casa.
  3. Scegli detersivi e altri prodotti con le ricariche.
  4. Scegli prodotti con minore imballaggio possibile.
  5. Per la spesa usa shopper riutilizzabili in cotone, canapa, polietilene, juta o in rete.
  6. Utilizza prodotti con vuoto a rendere o distribuiti alla spina.
  7. Prima di buttare un apparecchio rotto, verifica se può essere riparato.
  8. Riutilizza gli scatoloni come contenitori, il retro dei fogli di carta per prendere appunti.
  9. Evita stampe inutili di documenti sul tuo computer.
  10. Bevi l'acqua del rubinetto, è buona, è oligominerale, è controllata.
  11. Trasforma i tuoi rifiuti organici e gli scarti del giardino in compost: un ottimo fertilizzante.
  12. Dona a scuole o biblioteche i libri usati.
La raccolta differenziata "porta a porta": la plastica



La raccolta differenziata "porta a porta": la carta



La raccolta differenziata "porta a porta": il vetro e le lattine



La raccolta differenziata "porta a porta": l'organico



Insegnare la raccolta differenziata ai nostri figli è un atto di civiltà e di educazione civica al quale noi adulti non possiamo sottrarci: la raccolta differenziata, con la riduzione dei rifiuti, è una scelta obbligata!

I nostri figli sono il nostro futuro.
Gli Asili e le Scuole accompagnano i nostri figli in una fase importantissima della loro crescita, eppure, se un osservatore esterno volesse sapere cosa fanno i nostri figli all'asilo o a scuola, troverebbe serie difficoltà (perlomeno io le ho trovate).
Non un riferimento, non un documento, non un sito internet, non un indirizzo di posta elettronica al quale rivolgersi.
Non parliamo di conoscere programmi, attività e progetti svolti dai ragazzi.
Al mondo esterno Asili e Scuole, ed i nostri figli che li frequentano, risultano invisibili.
Il progetto "Scuole nella rete !" vuole cercare di dare visibilità ad Asili e Scuole del paese alla comunità.

In quale modo ?

Nel modo più semplice ed economico: sfruttando internet e la rete.
Un sito, meglio un blog, sul quale educatori, insegnanti, alunni, genitori, e chiunque lo desideri, possano interagire tra loro.

Mettere le Scuole in rete e creare una rete di scuole.

La possibilità di creare strumenti che consentono di condividere esperienze, risultati, progetti, attività e problematiche comuni e che diano visibilità agli stessi consente di creare percorsi efficaci di formazione.
E' indubbio che un bambino passerà, con ogni probabilità, dall'Asilo Nido, alla Scuola dell'Infanzia, e poi necessariamente dalla Scuola Elementare alle Scuole Medie.
Nasce da questa constatazione la necessità che questi enti comunichino tra loro in modo efficace dando vita ad un sistema di "vasi comunicanti" che veda il coinvolgimento attivo di insegnanti, genitori, alunni e di tutta la comunità.

Perchè un blog ?

Il blog consente ai suoi utenti di vedere contenuti e di commentarli, consente di proporre temi, di raccogliere opinioni, pubblicare documenti, immagini, video e altro ancora.
Il blog come una soluzione interattiva tra chi lo scrive ed i suoi utenti (in realtà non vi è alcuna differenza tra i primi ed i secondi).
Inoltre, una volta impostato il sito, risulta facile da gestire e da aggiornare.

Negli Asili e nelle Scuole vengono fatti molti progetti ed attività che dovrebbero essere valorizzate, ad esempio, rendendole visibili e quindi fruibili a tutti.

La documentazione della Scuola potrebbe essere pubblicata ed essere consultata in rete, in ogni momento, con conseguente risparmio di risorse sia umane (personale) che materiali (carta, ecc.).

Un problema, una questione, potrebbe essere pubblicata in rete e sottoposta all'analisi di insegnanti, genitori, alunni o, addirittura, a tutta la comunità.
Ognuno potrebbe esprimere le proprie riflessioni ed i propri commenti in merito e al termine di questa fase sarebbe possibile effettuare un'operazione di sintesi per poi proporre la soluzione migliore.

Diventando membro del blog è poi possibile rimanere aggiornato sulle attività e sulle notizie pubblicate.

Oltre a questi possibili vantaggi, si rafforzerebbe il senso di appartenenza alla comunità scolastica e cittadina diventando ciascuno elemento attivo della stessa.
Da un punto di vista operativo esistono molte soluzioni gratuite e personalizzabili che consentirebbero di realizzare questo obiettivo (il blog dal quale scrivo ne è un esempio).

Il progetto verrà sottoposto agli Asili ed alle Scuole interessate; il blog vi aggiornerà sugli esiti del progetto.

Il blog mette inoltre a disposizione la propria esperienza e si rende disponibile a fare da coordinamento all'iniziativa, a raccogliere eventuali adesioni, commenti, suggerimenti ed idee in merito.

Contatti Progetto "Le Scuole nella rete!"

Domenica 13/09/2009 l'iniziativa Immaginare Futuro a Novellara (RE) ha ospitato, in un tendone gremito, Maurizio Pallante sul tema:

"La qualità della vita tra crescita e decrescita"



Resoconto dell'icontro

Per capire cos'è la descrescita occorre prima capire cos'è la crescita, o meglio cosa comunemente si intende per crescita.
La prima distinzione su cui è bene fare chiarezza è quella tra merci e beni: mentre le merci sono oggetti o servizi scambiati in cambio di denaro, i beni sono oggetti o servizi scambiati in cambio di denaro allo scopo di soddisfare un bisogno.

Cosa si intende per crescita

Attualmente la crescita di un paese è misurata dal PIL (Prodotto Interno Lordo) che quantifica la quantità di merci scambiate non la quantità di beni prodotti.
Tutto ciò che si può produrre e vendere fa aumentare il PIL, anche ciò che non è un bene, anche ciò che è inutile produrre ma che viene ugualmente venduto.

Alcuni esempi.

Per il riscaldamento di una casa con scarsa efficienza energetica occorrono circa 20 litri al metro quadrato di gasolio oppure 20 metri cubi di gas al metro quadrato.
In Germania e in Trentino Alto Adige non si costruiscono case che consumano più di 7 litri al metro quadrato di gasolio oppure 7 metri cubi di gas al metro quadrato.
13 litri o metri cubi di combustibile per ogni metro quadrato vengono dispersi.
Una casa di questo tipo fa aumentare il PIL, non importa se i due terzi dei combustibili utilizzati vengono dispersi, se l’inquinamento atmosferico aumenta: quello che il PIL misura in positivo è la quantità di merce utilizzata.

In Italia ogni anno si producono avanzi di cibo per un valore pari 2% del PIL nazionale.

Anche in questo caso lo spreco fa aumentare il famigerato parametro che regola la nostra economia e con esso la quantità di rifiuti prodotti e tutto ciò che comporta smaltirli (altro aumento del PIL).

Questi semplici esempi servono per comprendere come il PIL è una misura alterata del benessere di un paese.

Cosa si intende per decrescita

La decrescita è intesa come la riduzione del consumo di merci che non sono beni.
Vi è inoltre un'altra considerazione importante: esistono merci che sono beni, ma esistono anche beni che non sono merci.
L'autoproduzione di generi alimentari, ad esempio, implica la produzione di beni che non diventano merci.

Tenere un orto fa descrescere il PIL (non produce merci ma beni), ma migliora la qualità dell'ambiente (non vengono impiegati pesticidi, diserbanti, ecc., elimina l'inquinamento dovuto al trasporto, elimina l'imballo che serve alla vendita) e i prodotti sono più buoni e genuini.

Lo yogurt fatto in casa è più buono, organoletticamente migliore di quello compro (ecco il significato dell'aggettivo felice associato al concetto di decrescita), non produce rifiuti, non produce inquinamento da trasporto e, se proprio vogliamo esagerare, costa un quarto di quello del supermercato. Anche in questo caso il PIL crolla.

Bere l'acqua del rubinetto, anzichè quella in bottiglia, è forse il gesto più concreto ed immediato di decrescita che si può attuare.
Bere l'acqua del rubinetto significa, anche in questo caso, non produrre rifiuti, ridurre i trasporto di merci e l'inquinamento che ne deriva.
L'acqua del rubinetto è poi più controllata di quella in bottiglia (basta osservare la data delle analisi chimiche dichiarate sull'etichetta), è un'acqua ricca di minerali utili all'orgasmo, inoltre costa 1000 volte meno di quella in bottiglia.

Una casa passiva, un’abitazione cioè che assicura il benessere termico senza alcun impianto di riscaldamento a combustibile, fa decrescere il PIL ma, anche in questo caso, non spreca risorse e non inquina.

La domanda concreta alla quale dobbiamo tutti dare una risposta è: quali sono le scelte ed i comportamenti che sono in grado di migliorare la qualità della nostra vita?

La descrescita ed il lavoro: il binomio lavoro - occupazione

L'occupazione, nel senso della crescita, è intesa come il lavoro necessario per produrre merci, lavoro che consente di percepire un salario con il quale è possibile soddisfare i propri bisogni.
Da questo punto di vista il lavoro consta spesso di gesti senza senso finalizzati alla produzione di merci che non sono beni.

Nel senso della decrescita, i lavori più importanti dovrebbero essere il contadino (quelli di una volta, quelli che producevano un po' di tutto per se, il necessario per vivere, e vendevano le eccedenze non i produttori agricoli attuali) e la casaliga.

Per l'ISTAT queste categorie non sono considerate lavoratori in quanto non producono merci.

Questo modello di crescita impone che la vita dei prodotti sia sempre più breve, non parliamo poi della possibilità di ripararli o di riutilizzarli.
A questo scopo la pubblicità sui mezzi di comunicazione di massa modifica i comportamenti delle persone.
Nascono campagne pubblicitarie fondate sul binomio:

Nuovo = Migliore

facendo leva su una coscienza critica del pubblico che va scomparendo.
Basta quindi un insignificante dettaglio sulla confezione, un tasto in più su un cellulare, il lettore mp3 sulla macchina e via di questo passo, per indurre al consumo sfrenato.
Il consumismo è un animale vorace che ha bisogno di essere alimentato continuamente senza tenere conto delle conseguenze che questo modello di vita comporta.
Se è vero che Nuovo = Migliore, nel momento in cui esce un nuovo prodotto quello vecchio va buttato, anche se ancora funzionante, producendo rifiuti che vanno a finire nelle discariche o negli inceneritori facendo, ancora una volta, aumentare il PIL.

Occorre valutare le cose in base al futuro che avranno non in base alla moda del momento.

La decrescita operativa

Quali sono gli interventi di decrescita applicabili concretamente nei fatti?
Pallante indica tre ambiti.

1) Ambito tecnologico

Attualmente le risorse investite sono finalizzate principalmente allo studio di tecnologie finalizzate all’aumento della produzione.
Si interviene sulle risorse affinché queste siano più produttive, basta pensare agli OGM in campo agricolo, all’allevamento del bestiame per la produzione di carne dove l’impiego di ormoni, antibiotici nei mangimi è diventato un abuso.
Spesso sono tecnologie distruttive per l’ambiente producendo rifiuti altamente tossici sempre più difficili e costosi da smaltire.

Occorre sviluppare tecnologie sempre più sofisticate finalizzate allo scopo inverso: la riduzione del consumo di materie prime e di energia e la riduzione della produzione di rifiuti.
Per fare in modo che una casa consumi sempre meno occorre sviluppare tecnologie sempre più sofisticate.

2) Stili di vita

Occorre riscoprire la sobrietà, riscoprire la capacità di fare durare le cose, emanciparci dal mercato con l’autoproduzione dei beni.

Oltre a questo è necessario risvegliare la coscienza critica in ciascuno di noi, soprattutto quando andiamo a fare la spesa.

Chi non spreca è fuori dalle logiche del mercato, chi non ha coscienza critica è in balia del mercato e della pubblicità che ne è il suo linguaggio.
In questo senso la scuola assolve pienamente a questo fine: sforna diplomati che sanno fare poco o nulla nel concreto e che hanno bisogno di tutto.
Sforna di fatto dei perfetti consumatori e anche la scuola e l’istruzione che la scuola dovrebbe rappresentare è diventato un bene da consumare.

3) Riscoprire lo scambio gratuito e reciproco dei beni

Donare fa calare il PIL, inoltre è un’occasione straordinaria per ricreare una reciprocità di rapporti e di legami sociali (anche questi scomparsi nella “civiltà” dei consumi).

Politica e decrescita

Che cosa potrebbe fare la politica per favorire processi di decrescita?

Nell’edilizia sarebbe sufficiente che i comuni adottassero due semplici provvedimenti:

1) Impedire la costruzione di nuove abitazioni che consumino più di 7 litri di gasolio al metro quadro oppure 7 metri cubi di gas al metro quadro;
2) Non dare concessioni edilizie su terreni agricoli.

Occorre ristrutturare l’esistente, non vi è la necessità di produrre nuove case (a Roma una casa su sette è sfitta).
Si avrebbe una riduzione dell’acquisto di risorse, un aumento di posti di lavoro qualificato e finalizzato alla produzione di beni (non di prodotti), che si pagherebbero con il risparmio ottenuto.

Un altro ambito di intervento potrebbe essere rappresentato dal mercato delle automobili.
La produzione mondiale attuale è di circa 94 milioni di veicoli all’anno, il mercato ne richiede 60 milioni: cosa fare dell’eccedenza?
È di questi giorni la notizia che Volkswagen sta collaborando alla produzione di microimpianti di co – generazione di energia elettrica e termica fornendo i motori delle proprie autovetture per questo scopo spostando il proprio business da un mercato saturo (quello delle automobili) verso un mercato vergine.

Il Sindaco ha convocato per Sabato 12 Settembre 2009 alle ore 10.00 il Consiglio Comunale.
Ordine del giorno

Mostra mercato degli stili di vita ecosostenibili.
Evento culturale nazionale con prodotti biologici, bioedilizia, prodotti per la persona, ecocosmesi, editoria specializzata, trattamenti e laboratori gratuiti per grandi e piccini.
Convegni e incontri su Alimentazione, Salute e Bambino naturale.

In evidenza gli interventi di Maurizio Pallante:

Sabato 19 Settembre
Buone pratiche amministrative per una descrecita felice

Domenica 20 Settembre
Stili di vita per la decrescita felice

Programma




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E’ la prima maratona di incontri per discutere di crisi, di giovani e di culture. E per guardare oltre, con un intreccio sinergico di creatività, innovazione e progettualità.
Immaginare Futuro è il secondo appuntamento ideato e messo in rete dalla macchina propulsiva “Uguali_Diversi”, inaugurato nel 2008 con il Festival delle Culture in occasione dell’Anno Europeo del Dialogo Interculturale.

Immaginare Futuro è l’occasione per tuffarsi con un occhio collettivo nei meandri della crisi di oggi, che è crisi globale, non solo economico-finanziaria, ma crisi etica, delle coscienze,dei modelli di sviluppo, per toccarla con mano, per capire e cercare possibili vie d’uscita, nuovi orizzonti.

In evidenza Domenica 13 Settembre ore 15,30 l'intervento di Maurizio Pallante, Fondatore del Comitato per l’uso razionale dell’energia:

La qualità della vita tra crescita e decrescita

Programma

Immaginare Futuro

Sabato 03/10/2009 ore 17,00, presso il Parco Cascina a Fabbrico (RE), incontro con Marco travaglio e Marco Lillo sul tema:

P3, i vizi del potere: Papi, Padroni, Padrini.
L'oscenità del potere tra informazione ed indifferenza.



L'incontro era previsto per questa sera alle 21.00 ma è stato rinviato: http://www.comune.fabbrico.re.it/


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