In una nota congiunta i maggiori azionisti interessate alla fusione Enìa-Iride, ovvero i sindaci Graziano Delrio (Reggio Emilia), Roberto Reggi (Piacenza), Pietro Vignali (Parma), Sergio Chiamparino (Torino) e Marta Vincenzi (Genova), hanno tracciato la strada del futuro prossimo dell'operazione: “Ci sarà una rapida convocazione delle assemblee straordinarie che dovranno sancire la fusione tra le due multiutility", assicurano i primi cittadini emiliani e i colleghi di Torino e Genova, che hanno anche voluto sottolineare la soddisfazione degli azionisti per aver concordato - durante un incontro con i responsabili delle aziende - gli ultimi atti allegati allo schema di fusione.
"Questi approfondimenti necessari al completamento di una grande operazione industriale - si legge nella nota - sono stati espletati in tempi relativamente brevi rispetto ad analoghe procedure di fusione”. Il 16 febbraio potrebbero arrivare le decisioni conclusive. Nel frattempo lunedì 8 febbraio è stato siglato dai tre sindaci emiliani un protocollo d'intesa con i vertici dell'azienda ex municipalizzata e i rappresentanti dei sindacati e dei lavoratori, che hanno ricevuto anche rassicurazioni sul processo di aggregazione con Iride riguardo al fatto che la maggioranza del nuovo soggetto post-fusione sarà pubblica.

Non sono tutte rose e fiori, però, quelle nel passaggio dalla doppia multiutility al cosiddetto soggetto unico. “C’è un valore di Enìa al quale nessuno può permettersi di rinunciare, e ci sono rischi, in prospettiva, che debbono essere oggetto di un confronto diffuso, partendo innanzitutto proprio dal valore che si attribuisce alla stessa Enìa al di fuori di semplici logiche contabili di valutazione delle società quotate o di indici di remuneratività per gli azionisti”.
Sul futuro della società emiliana interviene così il direttore di Confcooperative, Giovanni Teneggi: “Noi non apparteniamo alla categoria degli azionisti, né a quella della finanza quotata o dei tecnici della finanza; rappresentiamo imprese del territorio, decine di migliaia di soci e quindi cittadini che sul valore di Enìa chiedono risposte secondo un linguaggio comune, sociale ed economico che non troviamo in nessuno dei decisori e degli azionisti responsabili di questa vicenda”.
“Eppure – prosegue il direttore di Confcooperative - una buona risposta qualcuno la dà, senza lauree in alta finanza e senza entrature in Consob: sono i dirigenti e i tecnici già Agac della nuova Enìa, sono gli anziani e le famiglie che temendo una fuga di gas vedono ancora arrivare prima Enìa (chiamatela Agac però) che altre forze (pur meritevoli ed efficienti); sono gli artigiani del territorio attrezzati in cooperative e consorzi che curano e sviluppano dai tempi di Agac la rete come se fosse loro, sono i lavoratori svantaggiati e i genitori dei ragazzi diversamente abili che lavorano nelle isole ecologiche e nei servizi grazie alle intese, peraltro convenienti ai bilanci pubblici, che i sindaci, non gli azionisti, hanno da 15 anni voluto e favorito”.
“Questi soggetti non sanno nulla o sanno ben poco di finanza e mercati energetici; molti non sanno ancora nemmeno che l’Agac non c’è più, e soprattutto – osserva Teneggi – non sanno che, senza una legislazione favorevole, nuovi appalti europei che tengano conto anche di loro e un po’ di fortuna, anche tutto questo potrebbe non esserci più”.
“Con la nuova legislazione approvata con decreto dal Governo (e sostanzialmente ricalcando quella del governo precedente), indotta dal potere di mercato europeo e dalle lobby che lo governano e favorita da una piena debolezza delle autonomie locali, Enìa – prosegue Teneggi - potrebbe perdere le concessioni per la gestione dei servizi a partire dal 2012 a favore di multinazionali che potrebbero così arrivare a rompere ogni equilibrio e valore territoriale fino ad oggi costruito sulla gestione dei servizi pubblici locali. Si sono infatti salvate le farmacie ma non l’acqua, non il gas, non lo smaltimento dei rifiuti e l’igiene ambientale. La cura del territorio e della sua vita economia e sociale non entrerà dunque facilmente nei nuovi bilanci”.
“E se questo è un elemento di rilevo straordinario – afferma il direttore di Confcooperative – un secondo, forse ancora più preoccupante, lo accompagna, ovvero il fatto che nessuno ne parla e non conosciamo reazioni e ampie iniziative pubbliche preparatorie a questo evento che rischia di sfuggire completamente di mano facendoci parlare - su questi temi e dal 2012 - lo spagnolo, il francese o il russo, oppure dovendo tollerare ancora accordi sottobanco per guidare questa vicenda fra la politica e i più grandi gruppi imprenditoriali”.
“Di fronte a questi elementi – afferma Teneggi – cambia radicalmente il quadro delle preoccupazioni che, fino a ieri, erano legate al fatto che, in ogni caso, le gare più importanti per l’assegnazione di lavori sulle reti a Reggio Emilia fra non molto saranno gestiti da Torino”.
“Conseguentemente anche la domanda sul valore e sul futuro di Enìa da parte del sistema imprenditoriale locale, dei cittadini, dei lavoratori svantaggiati cambia e si fa più urgente; per questo – conclude Teneggi - Confcooperative chiede l’istituzione immediata di una conferenza pubblica permanente, partecipabile e trasparente che dica e metta in discussione quali sono le ipotesi di salvaguardia dei valori cui abbiamo fatto cenno, quali le azioni politiche e quali le esigenze di strutturazione del sistema economico e sociale locale perché Bruxelles e Roma (forse anche Bologna) possano sapere e comprendere che il valore costruito a Reggio Emilia, da Agac in poi, è irrinunciabile".

Dal sito www.reggio24ore.com

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