In tutta la provincia di Reggio Emilia è partita da due settimane la raccolta delle firme per poter presentare la lista MoVimento 5 Stelle alle prossime regionali di marzo.

 

La firma è gratuita, privata e non vincola il voto; anche chi non voterà il MoVimento può firmare, è un atto di democrazia.

Per firmare occorre:

  1. Avere con se un documento d’identità valido (carta d’identità, patente, passaporto);

  2. Non aver firmato per un’altra lista regionale.

Dove firmare nel fine settimana nella provincia di Reggio Emilia:

  • Raccolta firme a Guastalla:
    Sabato, 30 Gennaio, 10:00 – 13:00, via Gonzaga, di fianco alla Galleria K2;


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  • Raccolta firme a Reggio Emilia:
    Sabato, 30 Gennaio, 10:00 – 13:00, Piazza Del Monte.
    Sabato, 30 gennaio, 15:00 – 19:00 in piazza Prampolini.
    Domenica, 31 gennaio, 10:00 – 13:00 in piazza Del Monte.
    Domenica, 31 gennaio, 15:00 – 19:00 al parco delle caprette.


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  • Raccolta firme a Cavriago:
    Sabato, 30 Gennaio, 10:00 – 13:00, Piazza Zanti.
    Domenica, 31 Gennaio, 10:00 – 13:00, Piazza Zanti.

  • Raccolta firme a Rubiera:
    Sabato, 30 Gennaio, 10:00 – 13:00, Via Emilia, di fianco al municipio.

Oltre che in piazza, si può anche firmare tutti i giorni in segreteria comunale dei seguenti comuni (in aggiornamento):

  • Albinea
  • Baiso
  • Boretto
  • Brescello
  • Campegine
  • Canossa
  • Carpineti
  • Casalgrande
  • Casina
  • Castellarano
  • Castelnovo ne’ Monti
  • Cavriago
  • Gattatico
  • Gualtieri
  • Guastalla
  • Montecchio Emilia
  • Novellara
  • Poviglio
  • Quattro Castella
  • Reggio Emilia
  • Sant’Ilario d’Enza
  • San Polo d’Enza
  • Scandiano
  • Vezzano sul Crostolo
  • Viano
  • Villa Minozzo

Noemi Letizia, la ragazza che chiama "Papi" Silvio Berlusconi (il premier fu ospite d' onore alla festa dei suoi diciotto anni), sta per coronare il suo sogno: ballare e cantare in uno show televisivo. L' entrata non sarà dalla porta di servizio. Per lei si dovrebbero accendere i riflettori di RaiUno o RaiDue. «Dite la buona notizia a Noemi: le farò fare il provino che tanto desidera. Lo merita perché è una ragazza determinata. Ma dovrà dimostrare di saper ballare e cantare prima di fare uno show». Bibi Ballandi, uno dei maggiori produttori di show della nostra tv, conferma indirettamente una notizia che circolava.
Tempo fa si era parlato di una sua possibile partecipazione a ‘Ballando con le stelle‘ anche se poi non se ne è fatto nulla.
Subito dopo le elezioni regionali (per evitare scandali sgraditi al premier amico di famiglia), Noemi sarà matura per una prima apparizione sul servizio pubblico: per il debutto le reti Mediaset appaiono meno indicate, per via della proprietà berlusconiana.
L’ultima notizia arriva direttamente dalla bionda di Casoria: «Voglio entrare nel mondo dello spettacolo. Il mio sogno è entrare a far parte di una delle produzioni di Bibi Ballandi. Gli chiedo di fare un provino, poi decida se ho le possibilità per fare carriera». E aggiunge: «Ho bisogno di persone e strutture che sappiano guidarmi nel mondo dello spettacolo, professionisti di spessore, persone serie. Ballandi è il numero uno. I modelli ai quali mi ispiro sono Barbara D’Urso, Milly Carlucci e Michelle Hunziker, ma considero Sofia Loren il mio mito più grande. Non mi piacerebbe fare un reality, non li disprezzo, ma non sono nemmeno nei miei sogni. Voglio mettere in evidenza le mie capacità all’interno di un varietà. Chiedo solo di avere la possibilità di dimostrare quel che valgo».

Come disdire il canone Rai: le istruzioni

Il sindaco di Bologna, Flavio Delbono, annuncia le sue dimissioni. Queste le sue parole, pronunciate davanti al Consiglio comunale: "Non avrei ritenuto necessario dimettermi, ma la storia di questa città, fatta di senso civico, fa sì che a Bologna ci sia cultura diversa da altre città. Siccome i tempi per difendermi eventualmente in sede giudiziaria rischiano di avere ripercussioni negative sulla mia attività di sindaco, ho deciso in piena coscienza che rassegnerò le dimissioni dalla carica di sindaco. Sceglierò modi e tempi per il bene della città, considerando l'approvazione del bilancio 2010 che ritengo comunque un buon lavoro".

“Io non ho mai perso un’elezione, non ho mai perso un congresso... Aspettiamo di vedere come va a finire e poi ne riparliamo”.
Così parlò Massimo D’Alema pochi giorni prima delle elezioni primarie pugliesi. Ora sappiamo come è andata a finire e qualche considerazione forse la possiamo fare. Non tanto per ricordare quello che è stato negli anni passati – a partire dalla celebre previsione dalemiana sulle Regionali del 2000 («Vinciamo 10 a 5, se siamo fortunati 11 a 4», finì 8 a 7 per il centrodestra e il primo post-comunista a Palazzo Chigi dovette rassegnare le dimissioni da Presidente del Consiglio) – quanto più modestamente per capire cosa è accaduto ieri.

 

Sono disponibili presso la Segreteria Comunale di Campagnola Emilia i moduli per la raccolta delle firme necessarie per presentare la Lista Movimento Emilia - Romagna 5 Stelle alle prossime elezioni regionali.

Per presentare queste liste sono necessarie decine di migliaia di firme autenticate, una impresa possibile ma difficile anche per molti partiti.

Per la sola provincia di Reggio Emilia ne servono 2500.

La firma è gratuita, privata e non vincola il voto; anche chi non voterà il MoVimento può firmare, è un atto di democrazia.

Per questo motivo vi chiediamo di recarvi in Comune e dare la vostra firma, e inoltre di spargere la voce e portare altre persone a firmare.

I moduli da firmare sono due:

  1. uno per la lista provinciale;
  2. l’altro per la lista regionale.

e vanno firmati entrambi.

Per firmare occorre:

  1. Essere elettori del Comune di Campagnola Emilia;
  2. Avere con se un documento d’identità valido (carta d’identità, patente, passaporto);
  3. Non aver firmato per un’altra lista regionale;
  4. Scrivere i dati sui moduli in stampatello (a parte la firma) e nel modo più chiaro e leggibile possibile.

C’è tempo fino al 20 febbraio (giorno più, giorno meno).

Per il momento, e probabilmente fino alla prima settimana di febbraio, la raccolta firme può essere fatta solo presso la Segreteria Comunale (secondo piano) con i seguenti orari di apertura:

dal lunedì al venerdì dalle 08.45 alle 12.45

il sabato dalle 08.45 alle 12.00

Dopo la prima settimana di febbraio (la data precisa è in fase di definizione), le liste verranno portate presso l’Ufficio Elettorale (piano terra a destra) che farà orari continuati anche nei giorni festivi.

Informazioni più dettagliate in merito verranno pubblicate non appena ne verremo a conoscenza.

Per il 30 e/o 31 gennaio, in occasione del Firma – Day, stiamo valutando la possibilità di organizzare un banchetto di raccolta firme a Campagnola Emilia per le liste alle elezioni regionali e per la petizione sull’acqua pubblica.

Chi fosse interessato all’iniziativa segnali la propria adesione al seguente link o nell’area Contatti del blog.

Contatti Firma Day

Roma, 20 gennaio 2010

Il Senato approva il ddl sul processo morto con 163 si, 130 no e due astenuti. Il provvedimento passa ora all'esame della Camera. Hanno votato a favore Pdl e Lega Nord, contro Pd, Idv e Udc. Non ha votato in dissenso dal proprio gruppo Enrico Musso del Pdl e Alberto Maritati del Pd che ha voluto 'marcare fisicamente la distanza da questo ddl.

Il provvedimento si aggiunge ad altri 17 “ad personam”.

Qui di seguito tutte le leggi approvate dal 2001 ad oggi dai governi di centrodestra che hanno prodotto benefici effetti per Berlusconi e le sue società.

Per promuovere la raccolta delle firme, il moVimento lancia il Firma-Day:

il 30 e il 31 gennaio

le piazze saranno a disposizione dei cittadini che vorranno firmare.

Ma già adesso è possibile farlo: i ragazzi del MoVimento sono in piazza ogni giorno per raccogliere firme.

Per firmare è necessario un documento d’identità valido

Nel frattempo si segnala nel fine settimana nella provincia di Reggio Emilia:

A presto, presso gli uffici del Comune di Campagnola Emilia, sarà possibile firmare per la lista regionale del MoVimento a 5 Stelle alle elezioni di marzo 2010.

Su questo blog tutti gli aggiornamenti di quando, dove e come firmare.

Il MoVimento è alle prese con la sua prima sfida: riuscire a presentare liste civiche indipendenti alle elezioni regionali in cinque regioni, tra le quali c'è anche l'Emilia Romagna.

Per presentare queste liste sono necessarie decine di migliaia di firme autenticate, una impresa possibile ma difficile anche per molti partiti.

Per la sola provincia di Reggio Emilia ne servono 2500.

Il Movimento 5 Stelle-Beppegrillo.it parteciperà alle prossime elezioni regionali dove candiderà il 28enne bolognese Giovanni Favia alla carica di Governatore. Il 16 gennaio a Bologna alle 12 verrà presentata la lista civica regionale del Movimento 5 Stelle ed il suo programma che verrà poi sottoposto alla discussione con i cittadini. La presentazione si svolgerà alla presenza di Beppe Grillo.

 

L’assemblea dei delegati provinciali dell’Emilia Romagna, rappresentativa delle liste civiche a 5 Stelle-Beppe Grillo, Meet Up, Associazioni, ha confermato e rilanciato la candidatura del 28enne bolognese Giovanni Favia a candidato presidente per la Regione in vista delle elezioni del marzo 2010.
Sono 28 i voti favorevoli per Giovanni Favia (tra i quali i 5 rappresentanti di Reggio), 6 quelli per il cesenate Giuseppe Gustavo Rosso, 1 astenuto. I rappresentanti erano in numero eguale ai candidati esprimibili per le elezioni regionali in ogni collegio provinciale.

 
I grillini ricordano che tutti i candidati proposti avranno "fedina penale pulita, nessuna tessera di partito in tasca e massimo una legislatura alle spalle". A Reggio, in particolare, verranno privilegiati i candidati senza esperienza elettiva di partito.

Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, torna sull'argomento Enìa-Iride e conferma la strada tracciata da Delrio pochi giorni fa, spazzando via gli equivoci su nomine e poltrone: "E' ora di chiudere - ha detto il primo cittadino del capoluogo piemontese - e non c'è più alcuna ragione per perdere nemmeno un minuto. I manager presentino agli azionisti il modello di governance scelto e facciamola finita. A me andrà bene anche se nessun dirigente torinese, naturalmente ad eccezione di Garbati, avesse incarichi". ritardi nella fusione tra Iride ed Enia".


Il consiglio provinciale straordinario sull’acqua di lunedì 11 gennaio, oltre ai numerosi interventi dei maggiori esponenti politici di palazzo Allende e delle associazioni presenti, ha lasciato un inevitabile strascico di polemiche dopo le forti dichiarazioni di Alberto Ferrigno, capogruppo del Prc, che ha attaccato il Partito Democratico e soprattutto l'Italia dei Valori accusandoli di incoerenza. Un affondo che non è naturalmente piaciuto ai membri del partito dipietrista, che non hanno fatto mancare la loro immediata risposta alle parole del politico di Rifondazione.



"Il consiglio speciale - ha detto Ferrigno - ha segnato una svolta nella politica della comunità reggiana contrapponendo il Pd e l’Idv ai comitati per l'acqua pubblica e al coordinamento dei comitati della Val D’Enza, che hanno presentato un documento chiaro per la salvaguardia dell’acqua come bene comune e contro la privatizzazione della stessa, argomentando attraverso numerosi e puntuali interventi in aula sulla necessità di inserire nello statuto, come fatto a Cavriago e San Polo, che l’acqua è un bene privo di rilevanza economica".

Venerdì 12 febbraio 2010 si celebra - in veste completamente rinnovata - la sesta edizione di “M’illumino di meno”: la Giornata del Risparmio Energetico lanciata dalla popolare trasmissione radiofonica Caterpillar, in onda su RAI Radio 2. Dopo il successo delle scorse edizioni, con l’adesione di migliaia di ascoltatori e di intere città sia in Italia che all’estero, quest’anno l’invito a rispettare un simbolico “silenzio energetico” si trasforma in un invito a partecipare a una festa dell’energia pulita.



In questi anni, grazie al supporto di istituzioni, scuole, associazioni, aziende e privati cittadini, abbiamo contribuito alla diffusione di una maggior consapevolezza sulle conseguenze del consumo indiscriminato di energia: la riduzione degli sprechi e l’attenzione alle fonti alternative sono diventate parole d’ordine familiari per i nostri ascoltatori. Sulla scia di questa nuova sensibilità, è giunto il momento di fare un passo avanti rispetto allo spegnimento simbolico in nome del risparmio e di proporre un’accensione virtuosa all’insegna dello sviluppo delle energie rinnovabili. In questi anni abbiamo imparato a risparmiare, ora impariamo a produrre meglio e a pretendere energia pulita.

Allo stadio attuale della ricerca tecnologica è già possibile produrre energia con il sole, il vento, il mare, il calore della terreno o con le biomasse. Facendo appello all’inesauribile ingegno italico invitiamo tutti, dagli studenti ai precari, dalle aziende in crisi alle amministrazioni comunali, a misurarsi con la green economy adottando un sistema pulito per accendere tutti insieme le luci il 12 febbraio 2010. L’intento è duplice: da un lato verificare in prima persona che le tecnologie attualmente disponibili sono efficaci e rappresentano alternative realistiche, dall’altro dare un segnale simbolico di fiducia nelle energie rinnovabili e nello sviluppo di un modello di economia sostenibile.

Nelle piazze spente di tutt’Italia si accenderanno luci “virtuose” alimentate a energia rinnovabile o dimostrazioni creative di consumo efficiente, per testimoniare il passaggio da un sistema ormai al collasso ad una gestione più “illuminata” del nostro futuro. Per raccontare questa festa dell’energia pulita, il 12 febbraio Caterpillar andrà in onda eccezionalmente dai Mercati Traianei in Roma, coinvolgendo cittadini, scuole, istituzioni e associazioni in una rassegna di luci belle, creative e pulite, escogitate ad hoc, con un concerto finale rigorosamente a impatto zero.

La campagna di M’illumino di meno si protrarrà dal 4 gennaio al 12 febbraio dando voce al racconto delle idee più interessanti e innovative per produrre e distribuire l’energia in modo pulito, responsabile e sostenibile. Una torcia a energia pulita viaggerà per l’Italia, sul modello del tragitto della fiaccola olimpica, alla ricerca di punti di rifornimento a fonti rinnovabili, per giungere fino a Roma e “accendere” la festa del 12 febbraio. Su www.caterpillar.rai.it, sarà possibile segnalare la propria adesione e trovare tutti i materiali per diffondere l’iniziativa nei posti di lavoro, a scuola o nella propria città.

Il comune di Castellarano ha attivato un servizio wireless che permette di navigare in Internet ad alta velocità. Il servizio utilizza la tecnologia wi-fi, basata su onde radio, che permette di collegarsi in rete senza fili, anche all’aperto, e raggiungere prestazioni paragonabili alle linee Adsl.


Nelle aree coperte dal servizio (Wi-Fi Zone), con un pc portatile o pda dotato di scheda wireless è possibile navigare in Internet, leggere ed inviare e-mail in modo semplice e veloce. E' possibile iscriversi con un abbonamento dal costo di 10 euro/anno presso la biblioteca negli orari di apertura, presso la segreteria del comune di Castellarano tutte le mattine dalle 8.30 alle 12.45. Le schede con nome utente e password per accedere ai servizi sono nominative e l’uso è riservato al richiedente. Per ottenerle è necessario presentarsi con un documento di identità. Trattandosi di servizio di accesso pubblico, gli accessi alla rete sono registrati a norma di legge.

Le aree attualmente coperte dal servizio sono: il Parco dei popoli e la biblioteca comunale, presto sarà attivato analogo servizio presso casa Maffei a Roteglia.

Il Comune di Castellarano ha anche attivato la nuova telefonia over I.P. (Skype) collegando in fibra ottica le sedi remote delle scuole e dei servizi esterni. Così facendo si otterrà un notevole risparmio, non avendo più legami contrattuali con Telecom Italia, ma mantenendo inalterata la numerazione telefonica.

Lo Schema di Regolamento recante “Norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della scuola” prevede la formazione delle classi – dall’anno scolastico 2009-‘10 – con un numero maggiore di studenti per aula.


L’aumento generalizzato del numero degli alunni per classe, se da una parte va a peggiorare la qualità dell’offerta didattica ed educativa, rendendo impossibile l’intervento individualizzato, il recupero in itinere e la lotta alla dispersione scolastica, dall’altra rappresenta un attentato al benessere a scuola e alla sicurezza.

I nuovi parametri per la formazione delle classi, infatti, confliggono con le norme previste dal D.M. 18 dicembre 1975 (Norme tecniche aggiornate relative all’edilizia scolastica, ivi compresi gli indici minimi di funzionalità didattica, edilizia ed urbanistica da osservarsi nella esecuzione di opere di edilizia scolastica) e dal D.M. 26 agosto 1992 (Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica).


Palazzo Allende si apre ai cittadini per un consiglio provinciale straordinario sul tema dell'acqua, con la partecipazione di rappresentanti di istituzioni e associazioni di tutela del bene. Due i documenti che in serata saranno sottoposti a votazione: uno, presentato da Pd e Italia dei valori, nel quale si ribadisce che “l’acqua è un bene comune e un diritto umano, universale e inalienabile non assoggettabile a meccanismi di mercato”, si esprime "preoccupazione per gli effetti del cosiddetto Decreto-Ronchi” e si prevede l'impegno, fra le altre cose, a sostenere la Regione Emilia-Romagna nel ricorso contro il provvedimento del Governo; a costituzionalizzare il diritto all’acqua riconoscendo nello Statuto della Provincia il “diritto umano all’acqua”, cioè l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo ”status dell’acqua come bene pubblico”; a promuovere l’utilizzo dell’acqua dell’acquedotto per usi idropotabili.



Il secondo documento è invece sottoscritto dal capogruppo di Rifondazione Comunista Alberto Ferrigno, che ha raccolto il testo avanzato dal comitato Acqua bene comune. Nel documento del Prc si sottolinea che “il Comune di Reggio ha avallato la fusione Enìa-Iride, in cui è prevista la privatizzazione dei servizi e della gestione dell’acqua, privatizzazione che il Governo sta accelerando” e si chiede un impegno, fra le altre cose, a: “Dichiarare l’acqua un bene comune, essenziale ed insostituibile per la vita di ogni essere vivente; un diritto universale, inalienabile e indivisibile dell’uomo”; a “definire nello Statuto della Provincia il servizio idrico integrato un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica” e a “promuovere in Provincia un dibattito pubblico finalizzato a rivedere il processo di privatizzazione in essere a seguito della fusione Enìa-Iride”.

"L'acqua è un prezioso bene comune per il quale il pubblico deve assicurare equità, qualità e disponibilità - ha detto la presidente Sonia Masini - la Provincia continuerà ad impegnarsi per garantire tali principi attraverso azioni concrete e rinoscendoli nel proprio Statuto". Dopo aver ricordato l'importanza di questo bene per tutta l'umanità e "per il quale, secondo alcuni esperti, c'è il rischio si scateni la Terza guerra mondiale", la presidente ha criticato il decreto del Governo "che non rispetta le direttive europee spingendo non tanto sulla liberalizzazione, ma sulla privatizzazione di un bene che si vuole affidare alle mani di pochi e che invece deve rimanere sotto il controllo e la gestione del pubblico".

"Non è possibile infatti paragonare l'acqua agli altri servizi pubblici - ha aggiunto la Masini - Gli enti locali, specie qui in Emilia Romagna, hanno sempre dimostrato di saper gestire al meglio questa preziosa risorsa, garantendone la qualità, la disponibilità a tutti, una distribuzione equa ed efficace. Noi intendiamo proseguire su questa strada, anche attraverso l'Ato che oggi riconosce alla Provincia un ruolo importante, ma lo Stato deve aiutarci garantendoci poteri, mezzi e risorse".

"Quello che bisogna fare - ha concluso la Masini - è semmai ragionare, anche per quanto riguarda la tariffazione, sull'uso plurimo dell'acqua, distinguendo tra utilizzo civile e produttivo. Occorre mantenere i principi di equità ai quali ci siano sempre ispirati, garantendo a tutti il fabbisogno primario giornaliero, ma distinguendo altresì tra le varie forme di utilizzo, disincentivando i consumi eccessivi e riconoscendo anche l'importanza dell'acqua per il mantenimento dell'ecosistema e per le attività produttive ed irrigue quali beni economici della comunità".

Ilenia Malavasi, capogruppo del Pd

Siamo convinti che la proprietà debba rimanere pubblica. Il Servizio idrico integrato è un servizio di interesse collettivo e non può essere soggetto a privatizzazione. Siamo disposti a inserire questi principi nello Statuto della Provincia, attraverso modifiche a cui stiamo lavorando in sede di commissione consiliare competente. L’acqua è un diritto universale e inalienabile, è un bene comune e limitato, per cui occorrono tutti gli sforzi possibili per la sua conservazione e la sua accessibilità anche alle popolazioni più povere, entro il 2015 così come delineato dall’Unione europea. Ancora oggi ci sono 8 milioni di cittadini che non hanno accesso all’acqua potabile e 18 milioni che bevono acqua non depurata.

Riforma dei servizi pubblici locali decreto Ronchi, blindato dal voto fiducia e impedendo così il confronto, porta alla privatizzazione dei servizi pubblici, acqua e rifiuti, mentre tale operazione non coinvolge il gas e l’energia elettrica. Riteniamo che sia stata violata ancora una volta l’autonomia locale, pertanto condividiamo il ricorso della Regione Emilia Romagna contro il decreto. Con questo processo gli enti locali si vedono costretti a vendere le proprie quote di partecipazione: questo non significa ‘aprire parzialmente ai privati’, ma è una vera e propria imposizione a vendere ciò che è proprietà pubblica. Manca inoltre uno strumento come può essere un’authority indipendente che possa garantire l’equità per i cittadini.

Esprimiamo apprezzamento per gli sforzi dei Comuni reggiani nell’ambito del servizio idrico integrato e per i 24 milioni di euro di investimenti dell’Ato per l’ammodernamento degli impianti di depurazione, a cui si devono aggiungere gli interventi per la realizzazione di nuove Case dell’acqua, la cui importanza, soprattutto per le famiglie in questo periodo di crisi, non va sottovalutata.

Giuseppe Pagliani, capogruppo del Pdl

Nessuno pensa che si possa concentrare nelle mani private di qualcuno un bene prezioso come l’acqua, per cui la discussione andrebbe riportata sul reale oggetto del contendere. Innanzitutto, se di bene prezioso si tratta, la prima preoccupazione dovrebbe essere l’azzeramento degli sprechi e l’educazione ad un corretto utilizzo della risorsa. Il provvedimento di governo infatti non può incidere in maniera negativa, perché la previsione di un bando garantisce la rispondenza delle operazioni alle esigenze delle singole comunità. La nostra provincia in particolare, si caratterizza per un deficit idrico proprio laddove il prodotto principe della nostra filiera agroalimentare, il Parmigiano Reggiano, ha la sua culla, cioè la Val d’Enza.

Le acque irrigue sono infatti direttamente collegate alla produzione agricola, peraltro fortemente in crisi: perché non costruire finalmente gli invasi necessari lungo il fiume Enza? Oggi in quella zona il problema della carenza di acqua si risolve pompando acqua del Po, con costi ambientali ed energetici spaventosi. Non si può affermare in maniera solo ideologica di essere dalla parte “dell’acqua” e non considerare queste questioni pratiche che interessano il nostro territorio.

Paolo Roggero, consigliere provinciale della Lega Nord

A proposito della famosa fusione Enìa-Iride, a cui la Lega Nord si è opposta vivacemente, non sono questi i privati nell’ambito di una logica di mercato, così demonizzati dagli interventi di chi mi ha preceduto. Non sono questi i monopoli di gruppi privati? Noi della Lega nord siamo a favore dell’acqua pubblica, è evidente che si tratta di un bene primario che non può essere privatizzato. A questo proposito vorrei ricordare che grazie alla Lega nord le reti restano dei cittadini e i Comuni se vorranno potranno continuare a gestire i servizi. L’intervento del governo di fatto serve a meglio tutelare l’attività delle aziende municipalizzate, promuovendo l’iniziativa privata affinché si possano alleggerire i costi per le pubbliche amministrazioni, tant’è che il soggetto privato deve partecipare ad una gara pubblica e vi è un tetto stabilito a questa partecipazione.

La posizione della Lega è che quanto la gestione pubblica è efficiente, non è da ritenere discorsiva delle dinamiche di mercato, perché l’importante è che il risultato, quindi tariffe favorevoli, sia a beneficio del cittadino.

In sintesi, l’acqua è e resterà un bene inalienabile e di tutti, a partire da quanto viene demagogicamente affermato anche in funzione della campagna elettorale. Gli enti locali potranno scegliere di continuare a gestire il bene acqua in tre modi:
  • Attraverso un soggetto privato individuato nel mercato tramite gara pubblica;
  • Società misto pubblico privato, individuando il privato anche qui attraverso gara pubblica;
  • Gestione diretta attraverso le cosiddette “in house”, quando il contesto territoriale non consenta un’efficace ricorso al mercato. Questo perché siano premiati i Comuni virtuosi e non si lasci alcun margine di azione, laddove ad esempio si rischiano infiltrazioni malavitose.
Alberto Ferrigno, capogruppo di Rifondazione comunista

Vediamo una parte politica che a parole si pronuncia a favore dell’acqua pubblica, negando quello che invece il provvedimento del Governo produce: la privatizzazione dell’acqua. Contrapporsi a questa operazione non rappresenta una battaglia di natura ideologica, ma è evidente che la gestione di un privato non può essere volta al bene collettivo, ma ad un interesse privato, dovendo produrre utili.

Se si spendono parole egregie per il lavoro di quella che era Agac, perché il Governo impone la privatizzazione? Perché poi, passando poi alla fusione di Enìa con Iride, a nessuno è stata data la possibilità di intervenire o conoscere i fatti. Nessuno ha nemmeno risposto alla richiesta fatta dai sindacati di un incontro, rivolta ai sindaci Delrio, Chiamparino e Vincenzi. Si tratta di un’operazione di cui nessuno conosce nulla e crea un vuoto intorno a questa operazione che andrebbe colmato.

Non comprendo a questo proposito la posizione del Pd che ha di fatto permesso una quotazione in borsa di Enìa, senza alcuna garanzia di una maggioranza pubblica, visto che lo Statuto non prevede il vincolo del 50 per cento. Così anche il Pd ha avallato la privatizzazione dell’azienda e non capisco come tale operazione si possa conciliare con l’avversione espressa in quest’aula al decreto Ronchi. Adesso questo provvedimento del Governo - oltre a ricalcare un percorso che fa mettere le mani privati sulle aziende che finora erano municipalizzare - va a penalizzare ulteriormente la situazione dei lavoratori delle aziende in questione.

Mario Poli, capogruppo dell’Udc

Le privatizzazione che finora sono state fatte e le gestioni da parte delle multiutility hanno deluso le aspettative di convenienza da parte dei cittadini. Da questa riflessione bisogna partire ed evitare derive estremiste e politicamente poco coerenti, volte da un lato a voler riportare tutto in mano pubblico e, dall’altro lato, orientate al libero mercato.

Ritengo che sarebbe più corretto domandarsi se effettivamente di fronte ad una società per azioni che agisse eventualmente in contrasto con gli interessi del territorio, i cittadini e le istituzioni non possano fare nulla. Non credo sia così, perciò non valuterei l’intervento privato in maniera drastica, non ritengo corretta una posizione contro a priori, perché ad esempio la concorrenza nel settore della telefonia ha portato enormi benefici ai cittadini. Abbiamo però fatto bene a non votare il provvedimento del Governo, proprio perché non affronta un punto importante, non prevedendo una figura terza di controllo del settore.

Emanuele Magnani, capogruppo dell’Italia dei Valori

Ribadiamo qui il “no” deciso alle iniziative attuate dal Governo Berlusconi. Sosteniamo infatti che i servizi debbano rimanere in mano pubblica, senza se e senza ma. Non è possibile che multinazionali, addirittura quotate in borsa, possano decidere il destino dei cittadini. Perché è vero che l'acqua è un bene comune, ma "chi ha in mano i rubinetti decide se puoi bere o no".

Vorrei ricordare come l’Italia sia peraltro in controtendenza con le azioni intraprese da molti Paesi europei avanzati e come la mafia nasca proprio dal controllo di questa risorsa, che nel Sud è resa ancor più preziosa dalla peculiarità del territorio e dalle condizioni climatiche. Ribadiamo quindi per l'ennesima volta tutta la nostra contrarietà alla privatizzazione e alla politica portata avanti dal Governo. Se andiamo avanti così si arriverà anche alla “tassa sull’aria”. Saremo inoltre promotori dei referendum popolari per l'abrogazione delle norme sul servizio idrico e anche sul nucleare.

In una nota dell'8 gennaio 2010 Maria Stella Gelmini informa le scuole: dal prossimo anno scolastico sarà fissato un tetto del 30% per la presenza di alunni stranieri nelle classi. Un comunicato dell'ufficio stampa del MIUR informa, nel titolo, circa lo spirito del provvedimento: “Aperti all'integrazione, ma salvaguardia anche dei simboli e dell'identità della scuola italiana”. Nella nota il ministro ribadisce che gli alunni stranieri sono soggetti all'obbligo d'istruzione e demanda ad accordi di rete tra Enti locali e scuole l'applicazione del provvedimento che fissa al 30% degli iscritti la presenza di alunni stranieri nelle classi di scuole elementari, medie, superiori. Tale limite, informa il MIUR, entrerà in vigore progressivamente, a partire dalle classi prime dei gradi di scuola interessati. Il limite, stabilisce il ministro Gelmini, sarà valicabile solo dagli alunni stranieri “già in possesso delle adeguate competenze linguistiche”. Tale limite, invece potrà essere ridotto in presenza di alunni che dimostrino “una padronanza della lingua italiana ancora inadeguata a una compiuta partecipazione all’attività didattica”. Le deroghe al limite del 30%, si legge nella nota, saranno decise dagli Uffici Scolastici Regionali. Le scuole dovranno procedere ad un accertamento delle competenze degli alunni che potranno essere, in base alle risultanze, assegnati in classi inferiori all'età anagrafica. Nelle scuole medie viene assegnata all'insegnamento dell'italiano una quota oraria dell'insegnamento della seconda lingua comunitaria; in generale, le scuole, informa il Ministero, potranno essere organizzati corsi tenuti dagli insegnanti della scuola d'iscrizione. Nel comunicato stampa è chiuso da dichiarazioni in cui Gelmini spiega che il provvedimento sarebbe motivato da ragioni didattiche e non razziali, che favorirebbe l'integrazione ed eviterà la formazione di “classi ghetto”, che le mamme italiane sarebbero preoccupate dell'esistenza di di “due velocità di crescita formativa, con alcuni studenti che rimangono indietro e ed altri che riescono ad andare avanti meglio”.


Fin qui la voce del Ministero. Ma un commento è d'obbligo, e non può discostarsi molto dalla totale riprovazione. Si tratta di un provvedimento razzista, svelato dal titolo minaccioso del comunicato stampa (“ …salvaguardia... dei simboli e dell'identità della scuola italiana”). Il richiamo identitario, tipico della cultura xenofoba del secolo scorso, suona come il richiamo assimilatorio di una società che non accetta la sua trasformazione e che si vuole inchiodare ad un passato tradizionale mitico, elemento culturale che tutti coloro che conoscono la storia del Novecento dovrebbero avere ben presente. Cercando poi di capire come funzionerà il meccanismo, appaiono più evidenti le contraddizioni con il dichiarato intento di “favorire l'integrazione”. Innanzitutto la scuola dovrà fare un primo screening tra gli alunni stranieri, identificando, in base a prove apposite, chi sarà “adatto” e potrà frequentare, anche in deroga al tetto del 30%, e chi invece non lo sarà e dovrà, se in esubero rispetto al tetto, emigrare altrove.

Qui è la prima iniquità: la scuola, che dovrebbe integrare, espelle; gli alunni che avranno la strada meno in salita saranno quelli che supereranno i test e si prevede che “ce la faranno”. La strada sarà irta di difficoltà, invece, per quelli che non riusciranno, che perciò hanno più bisogno di aiuto didattico-educativo. Questa, oltre ad essere una situazione di enorme ingiustizia etica e sociale, è una condizione che contraddice il ruolo e la logica della scuola statale, quella della Costituzione, che invece dovrebbe rimuovere gli ostacoli che “impediscono il pieno sviluppo della persona umana” (art. 3). Il Ministero, invece di rimuoverli, li crea, gli ostacoli: sarà perché gli stranieri non son riconosciuti come cittadini o perché non sono riconosciuti come persone?

Ma seguiamo l'odissea degli sfortunati che non superano i test e sono in esubero. Dovranno andare in altra scuola viciniore. Se anche in quella scuola non ci sarà posto, dovranno allontanarsi ancora dal luogo di residenza. Questa sarà una vessazione per i genitori di questi alunni non italofoni, maggiore quanto maggiore sarà la difficoltà linguistica (se i figli non parlano italiano, non si può pensare che i genitori lo conoscano bene). Se i genitori di un bambino italiano si vedessero colpiti da un provvedimento del genere scatenerebbero, giustamente, un putiferio. La cosa non può sensatamente sembrare normale per i figli delle famiglie migranti, che potrebbero avere più difficoltà gestionali, soprattutto per un bambino piccolo.

Si nota anche che la scuola dell'infanzia non è colpita, fortunatamente, dall'iniquo provvedimento. Ma questo significherà anche che bambini migranti di sei anni che si erano integrati in un ambiente scolastico con i coetanei potranno essere separati da essi, non avranno neanche una faccia conosciuta tra i nuovi compagni. Questo non è fare integrazione, questo è fregarsene delle esigenze dei bambini, perché sono diversi dagli altri: sono stranieri. Chi ha dimestichezza di scuola sa che, nel passaggio dalla scuola dell'infanzia a quella primaria, genitori ed insegnanti prestano sempre grande attenzione a questi elementi di socializzazione, anche perché possono essere determinanti proprio nell'apprendimento della lingua italiana.

Quali saranno gli esiti della deportazione dei bambini in altre scuole distanti dalle loro abitazioni? E' facile prevedere che la frequenza di questi bambini e ragazzi scenderà, o che i genitori, impegnati in lavori con orari “difficili”, non li mandino affatto a scuola. E qui scorgiamo meglio il funzionamento del marchingegno razzista: il MIUR, nella nota, non manca di far osservare che gli alunni stranieri sono soggetti all'obbligo di istruzione, termine riesumato per l'occasione (dai tempi della Moratti il Ministero parla di diritto-dovere e non di obbligo: ma si vede che per gli stranieri non ci sono diritti): i genitori che non ottempereranno all'obbligo, che lo evaderanno, che saranno in qualche modo inadempienti saranno passibili di tutti i provvedimenti per legge previsti in questi casi. Possiamo pensare a Polizia Municipale a casa dei migranti, nuova occasione per controlli e retate, a sottrazione della potestà genitoriale nei casi peggiori.

Inoltre, in seguito ai test, gli alunni non (perfettamente) italofoni potranno essere, al contrario di quanto avviene adesso, inseriti in classi inferiori rispetto all'età anagrafica. Un altro colpo all'integrazione: come si sentirà chi sarà grande in mezzo ai piccoli? Che giochi farà, nella scuola primaria? Se gli mancheranno le competenze linguistiche ma non quelle matematiche, farà i conticini lo stesso? Seguirà un programma diverso? O più facilmente si sentirà avulso da quella classe, non sentirà di appartenere ad un gruppo perché non sarà un gruppo di pari? Ecco come la Gelmini aiuterà gli alunni stranieri ad integrarsi.

Per mostrare anche una faccia da ministro, oltre a quella di cacciatrice di stranieri, ella “controbilancia” i provvedimenti restrittivi con l'idea di potenziare l'insegnamento della lingua italiana nei casi specifici. Si tratta, intendiamoci, della cosa giusta da fare. Però il Ministero pretende di farlo a costo zero. Anzi, a costo negativo. Insieme ai ripetuti tagli dei docenti. La scuola è, da diversi anni a questa parte, fonte di forti risparmi per lo Stato. Continue riduzioni di spese e di personale sono state perseguite senza interruzioni dai ministri Moratti, Fioroni, Gelmini. L'immigrazione, nei prossimi anni, aumenterà e non diminuirà. Senza fondi per seguire opportunamente chi avrà bisogno di imparare l'italiano, nessun provvedimento sarà adeguato alle necessità del presente e del futuro.

Il problema della concentrazione di alunni non italofoni in alcune classi ed in alcune scuole non si può risolvere con provvedimenti restrittivi. Dipende dalla ineguale distribuzione della ricchezza e dall'urbanistica che prevede nelle nostre città “zone bene” e “zone a rischio”. Deportare gli alunni stranieri non risolverà nessun problema, ne causerà di peggiori. Un'integrazione sociale migliore dei genitori permetterebbe una distribuzione più omogenea degli alunni: le classi-ghetto esistono perché esistono i quartieri-ghetto. E' giusto, comunque, che i bambini ed i ragazzi vadano a scuola nel “loro” quartiere: andare a scuola non significa solo costruire conoscenze, ma anche costruire socialità: la scuola deve esser vicina a casa di tutti per questo. I docenti devono essere preparati (e non ci sono fondi nemmeno per questo) ad affrontare le situazioni “miste”; se le mamme italiane sono preoccupate delle classi in cui solo il 20% è italiano e non iscrivono i loro figli alle scuole con classi composte in maggioranza da alunni stranieri, è perché c'è scarsità di risorse economiche per gestirle. Le classi miste possono essere invece una risorsa culturale, sociale e cognitiva per tutti: basta che la scuola abbia i mezzi per poterle adeguatamente gestire. Sono pensabili, come misure efficaci, progetti, formazione per docenti, classi aperte: la scuola italiana potrebbe avere la capacità di dare risposte adeguate. Ma di soldi per far funzionare la scuola, non se ne parla. Figuriamoci se si parla di soldi per progettare la scuola del domani.

Eppure alla scuola compete un ruolo che potrebbe essere decisivo: creare la futura cittadinanza. Se l'Italia vuole avere un futuro, deve contare sui nuovi italiani del domani. Saranno di tutti i colori, parleranno italiano con tanti accenti diversi, saranno tutti cittadini. Sono il nostro domani, anche se le forze politiche xenofobe lo negano. E' in atto una pericolosa involuzione dei presupposti stessi della convivenza democratica in Italia: lo provano i pogrom avvenuti in più parti del nostro Paese, il linguaggio incendiario dei razzisti nostrani, la semenza velenosa dell'odio razziale sparsa a piene mani dai mezzi di informazione e le leggi razziali come questa del ministro Gelmini. La rivolta degli africani a Rosarno lo prova: se lasciamo che l'ingiustizia prevalga e domini, non possiamo aspettarci che tensioni sociali esplosive. La discriminazione razziale non porta da nessuna parte: solo verso l'autodistruzione. La società italiana e la scuola dovrebbero investire sul futuro, far sentire a casa loro quelli che saranno gli italiani del domani. Aprire il fuoco sui bambini è una delle cose a cui la stessa natura umana dovrebbe ribellarsi. Se le resta un poco di umanità, il ministro deve ritirare il provvedimento.

Dal sito www.nonrubatecilfuturo.it


La domenica delle salme, Fabrizio de Andrè 1990



Tentò la fuga in tram
verso le sei del mattino
dalla bottiglia di orzata
dove galleggia Milano
non fu difficile seguirlo

il poeta della Baggina
la sua anima accesa
mandava luce di lampadina
gli incendiarono il letto
sulla strada di Trento

riuscì a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento

I Polacchi non morirono subito
e inginocchiati agli ultimi semafori
rifacevano il trucco alle troie di regime
lanciate verso il mare

i trafficanti di saponette
mettevano pancia verso est
chi si convertiva nel novanta
ne era dispensato nel novantuno

la scimmia del quarto Reich
ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava
le abbiamo visto tutto il culo

la piramide di Cheope
volle essere ricostruita in quel giorno di festa
masso per masso
schiavo per schiavo
comunista per comunista

La domenica delle salme
non si udirono fucilate
il gas esilarante
presidiava le strade
la domenica delle salme
si portò via tutti i pensieri
e le regine del ‘’tua culpa’’
affollarono i parrucchieri

Nell’assolata galera patria
il secondo secondino
disse a ‘’Baffi di Sego’’ che era il primo
si può fare domani sul far del mattino
e furono inviati messi
fanti cavalli cani ed un somaro
ad annunciare l’amputazione della gamba
di Renato Curcio
il carbonaro

il ministro dei temporali
in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia
con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni
voglio vivere in una città
dove all’ora dell’aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue
o di detersivo
a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
eravamo gli ultimi cittadini liberi
di questa famosa città civile
perché avevamo un cannone nel cortile

La domenica delle salme
nessuno si fece male
tutti a seguire il feretro
del defunto ideale
la domenica delle salme
si sentiva cantare
quant’è bella giovinezza
non vogliamo più invecchiare

Gli ultimi viandanti
si ritirarono nelle catacombe
accesero la televisione e ci guardarono cantare
per una mezz’oretta
poi ci mandarono a cagare
voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
coi pianoforti a tracolla travestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
per l’Amazzonia e per la pecunia
nei palastilisti
e dai padri Maristi
voi avete voci potenti
lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo

La domenica delle salme
gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti
il cadavere di Utopia
la domenica delle salme
fu una domenica come tante
il giorno dopo c’erano i segni
di una pace terrificante

mentre il cuore d’Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di vibrante protesta


Mercoledì 13 gennaio 2010

Biblioteca Comunale di Rio Saliceto ore 18.00

incontro con

CLAUDIO FAVA

teatro civile,
paese (meno) civile...

ingresso libero

Teatro Comunale di Rio Saliceto ore 21.00



lavori in corso

nuova produzione teatrale di
Claudio Fava

con
David Coco, Maurizio Marchetti
Faysal Taher, Antonio Alveario

musiche originali eseguite dal vivo
Tony Canto

scene e costumi Mariella Bellantone

regia
Ninni Bruschetta

Info: tel. 0522 649465

La costruzione del Ponte sullo stretto di Messina è una "possibilità" che da molti anni aleggia sul destino della città siciliana. Che il ponte venga fatto, iniziato o addirittura realizzato e portato a termine è un'ipotesi tanto lontana quanto incerta. E proprio per questo è evidente che ciò che davvero conta non è il ponte , ma l'idea del ponte.

Non si tratta di un'idea di sviluppo, né tanto meno di progresso... è piuttosto l'idea di una continuità, di un consolidamento dell'asse impresa-politica-mafia, ...

Lavori in corso sceglie di mostrare l'ombra di questo ponte, che si allunga inesorabile sulla tragedia dei popoli del Sud: la tolleranza nei confronti della mafia che arriva dagli ambienti più diversi, da quelli più miserabili a quelli più altolocati, dal Sud al Nord, dal mondo della politica a quello dell'informazione ed è questa tolleranza ciò che la rafforza quotidianamente, che la rende impunita e impunibile. Inestirpabile.

In un contesto squisitamente teatrale si intrecciano fatti, episodi, storie che restituiscono la mostruosa rete di connivenza, la mentalità, l'assurda omertà che governa l'isola... da cui si leva una voce...
...la voce di chi si ribella è quella di un prete, un uomo semplice che non riesce a capire perché, un uomo che conosce le ragioni della vita, ...un uomo come tutti quelli che subiscono la prepotenza di una cultura violenta.



Claudio dava è nato a Catania il 15 aprile 1957, laureato in Giurisprudenza, giornalista professionista dal 1982, ha lavorato per il corriere della Sera, l'Espresso, l'Europeo, la Rai, in Italia e all'estero. Corrispondente per l'Espresso dall'America Latina alla fine degli anni Ottanta, è stato inviato speciale per molti giornali su numerosi fronti di pace e di guerra, dalla Somalia alla Cambogia, dall'Algeria al Libano, dal Salvador al Cile.

Dal 1984, dopo l'uccisione del padre, ha assunto la direzione de "I Siciliani" raccogliendo, assieme a tutti gli altri giovani della redazione, il testimone di una battaglia che ha saputo fare di questa rivista un laboratorio di nuova cultura della legalità e dell'impegno antimafioso. Fava, che ha sempre incrociato l'attività professionale con l'impegno civile e politico, è autore di numerosi libri d'inchiesta e romanzi; oltre a scrivere per il teatro - Il mio nome è Caino, L'Istruttoria - atti del processo in morte di Giuseppe Fava -, Il volo, Lavori in corso - per la televisione - Il capo dei capi, Enrico Mattei - l'uomo che guardava al futuro - e per il cinema per il quale, assieme a Monica Zapelli e Marco Tullio Giordana, ha scritto la sceneggiatura de I cento passi premiata, nel 2001, con il Leone d'Oro al festival di Venezia, con il David di Donatello e con il Nastro d'Argento.

A San Bernardino, San Giovanni, Santa Maria è attivo dall’inizio dell’anno il servizio wi-fi, la rete wireless che consente di connettersi ad internet senza fili, utilizzando un normale computer, grazie all’accordo raggiunto tra il Comune di Novellara, Enìa e la società Net and Work.



Attraverso l’acquisto da parte del Comune di Novellara dell’attrezzatura per un importo pari a seimila euro è stato possibile estendere il segnale del ripetitore di Santa Vittoria di Gualtieri sul territorio novellarese, permettendo agli abitanti delle frazioni, soprattutto coloro che ancora non avevano accesso alla rete Adsl, di poter creare una propria rete domestica senza filo utilizzando un apparecchio chiamato Access Point che estende la rete cablata e permette di navigare anche da una postazione mobile.

Proprio a tutte quelle famiglie che hanno subito un vero disagio, navigando ancora su internet con la rete telefonica classica, la Giunta ha deciso di corrispondere un rimborso di 100 euro all’attivazione del contratto, limitato però a coloro che non erano coperti dalla linea Adsl (principalmente gli abitanti di San Bernardino).

“Nella società dell’informazione in cui viviamo, le reti tecnologiche e l’accesso veloce ad internet rappresentano a tutti gli effetti investimenti strutturali al pari della manutenzione delle strade e delle fogne - sottolinea il sindaco Raul Daoli - Quando poi si è studenti, oppure si ha un’attività commerciale, risulta assolutamente indispensabile questo servizio, un vero fattore di democrazia. L’installazione della rete senza fili era un impegno che avevamo preso con i residenti della frazione di San Bernardino e che abbiamo rispettato. Auspichiamo di continuare con progetti ed investimenti concordati con le fazioni anche nel 2010”.

Per aderire al servizio internet wireless è richiesta l'installazione di una piccola antenna a pannello (è grande circa come un libro) sul tetto della casa o su una finestra in visibilità con il ripetitore Airnaw. L’utente potrà scegliere tra tre differenti profili di servizio di connettività (2-4-6 Mega Wi-Fi) e include anche una casella di posta elettronica da 50 MB, protetta da spam e virus. Al costo del servizio di connessione (da 25 a 49.90 euro mensili) si dovrà aggiungere il costo una tantum di 180 euro (iva inclusa) per l’attivazione del ricevitore in comodato, più altre spese opzionali se si desidera il tecnico a domicilio per l’installazione ed assistenza.

Nelle botti piccole ci sta il vino buono, sostiene qualcuno. Allora perché stupirsi se per citare un esempio di buona pianificazione oggi in Italia, ricorriamo al Piano di governo del territorio (Pgt) di un piccolissimo comune, quello di Cassinetta di Lugagnano?



A ridosso del Naviglio Grande, 26 km a sud ovest di Milano, Cassinetta si trova immersa nello splendido scenario naturale del Parco del Ticino, riserva della Biosfera Unesco. Nel 2007 ha definitivamente approvato un Pgt a crescita zero, un piano, cioè, che non contiene previsioni di crescita dell’insediamento e che punta a mantenere il più possibile intatto il proprio territorio agricolo.

Sarebbe riduttivo, però, limitarsi all’aspetto quantitativo: il concetto di crescita zero è in effetti uno slogan, dietro il quale si cela un ragionamento più complesso su quale debba essere il futuro del territorio e in che modo lo si voglia concretamente realizzare.

Cerchiamo, dunque, di aggiungere qualche dettaglio in più.

Lo stato di fatto: localizzazione e dinamiche territoriali. Per la sua struttura urbana, Cassinetta è un piccolo caso da manuale: un nucleo compatto, più o meno baricentrico rispetto all’intero territorio comunale, circondato da un’estesa “cintura” agricola. Una cintura agricola il cui pregio è stato riconosciuto perfino dall’Unesco, che è frutto di una lunga e tenace azione di tutela e che ha costituito per lungo tempo la base economica di questo piccolo centro: la rete idrica principale del Naviglio Grande e quella secondaria fatta di canali, rogge e fontanili innervano ancora oggi tutto il territorio comunale.

Facile mantenere intatto il territorio, si potrebbe pensare, per un comune che ha solo 1800 abitanti e nessun attività produttivo-commerciale di grosse dimensioni al proprio interno. Non proprio, in realtà, se si considera la tendenza dominante alla città dispersa, soprattutto nelle regioni settentrionali: un centro urbano in cui si trovano le attività principali e uno sciame di piccoli centri o, peggio, di semplici e isolate lottizzazioni, che instaurano con il centro principale un rapporto di stretto pendolarismo, con esiti quantomeno problematici in termini di mobilità, inquinamento ed efficienza dei servizi pubblici.

In questa tendenza sono spesso i piccoli comuni a subire le pressioni maggiori: non interessa il territorio del comune per quello che può offrire al suo interno ma in funzione della sua maggiore o minore vicinanza al centro di riferimento. E questo vale indistintamente per le lottizzazioni residenziali come per i grandi centri commerciali.

Ragionando in questi termini, appare chiaro che la struttura urbana di Cassinetta di Lugagnano non è affatto scontata: a soli 26 km da Milano, questo piccolo centro ha subito, come i comuni limitrofi, un aumento della popolazione che, visto il continuo calo delle nascite, è da ascrivere quasi totalmente alle migrazioni dai centri maggiori.

Dal 1961 al 2001, la popolazione di Cassinetta è aumentata del 48,05% e, solo nel decennio 1991-2001, si è registrato un incremento del 31%, passando da 1152 a 1519 abitanti, per arrivare, infine, ai 1742 del 2005, dato di riferimento per l’intero Pgt. Un trend che trova conferma anche in altri piccoli comuni limitrofi.

Tuttavia, Cassinetta è riuscita a mantenere intatto gran parte del suolo agricolo, che oggi rappresenta la maggior percentuale del territorio comunale; è presente un piccolo nucleo artigianale produttivo nella zona sud-ovest, ma la maggior parte degli occupati si continua a registrare proprio nel settore agricolo.

Le risorse. Strettamente intrecciato al problema della localizzazione e delle dinamiche territoriali c’è quello delle risorse economiche. Con il crescere del deficit nazionale e il consolidarsi del decentramento amministrativo degli ultimi anni, ad un aumento delle funzioni e delle responsabilità degli enti territoriali non ha fatto seguito un aumento dei trasferimenti, che, anzi, continuano a diminuire. Il problema del reperimento delle risorse per far fronte a spesa corrente e investimenti è dunque cruciale e lo è in particolar modo per i piccoli comuni che ricevono in misura minore l’apporto dei capitali privati.

In questo quadro, la possibilità di ricorrere agli oneri di urbanizzazione per coprire le voci di spesa corrente ha innescato un meccanismo perverso: le amministrazioni locali concedono più facilmente pezzi del proprio territorio perché con quello che incamerano in termini di oneri di urbanizzazione e ICI possono coprire parte delle spese correnti.

La risposta di Cassinetta di Lugagnano, in questo senso, è stata invece molto netta. Quella che era un’idea molto chiara solo del sindaco, Domenico Finiguerra, è diventata una scelta dell’intera comunità, grazie alle assemblee pubbliche tenutesi nelle fasi iniziali della redazione del Pgt.

L’elemento più interessante della fase partecipativa è che i cittadini sono stati messi di fronte ad una scelta precisa: finanziare la spesa corrente e gli investimenti con gli oneri di urbanizzazione, investendo, quindi in nuove lottizzazioni, oppure intervenire sulla fiscalità locale, permettendo così anche l’accensione di mutui per investimenti?

La scelta dei cittadini è stata sostanzialmente quella di non alterare il patrimonio ambientale di Cassinetta di Lugagnano lasciando spazio a nuove edificazioni, accettando, quindi, anche un aumento delle imposte comunali. In questo modo, la redazione stessa del piano si libera di un fardello pesante, quello del “fare cassa” con il territorio.

Il Piano e la crescita zero

Valorizzazione intesa come tutela del territorio e del paesaggio agricolo, minimizzazione del consumo di suolo e compatibilità degli interventi con le risorse disponibili: sono gli elementi strategici del Pgt di Cassinetta di Lugagnano, in funzione dei quali vengono definiti tutti i singoli interventi.

Redatto da Antonello Boatti e definitivamente approvato nel giugno 2006, il piano si compone di una documentazione chiara, accurata e molto dettagliata. Rispetto alle premesse fatte, è interessante soffermarsi sul Documento di piano, un documento che ha carattere conoscitivo, programmatorio e di indirizzo, che non interviene direttamente sulla conformazione della proprietà. E’ proprio con il Documento di piano che vengono affermati i principi ispiratori dell’intero Pgt:

“Il Documento di Piano individua gli obiettivi strategici di politica territoriale a partire dal miglioramento e dalla conservazione dell’ambiente per tracciare le linee dello sviluppo sostenibile del Comune di Cassinetta di Lugagnano in coerenza con le previsioni di carattere sovracomunale. In esso sono indicati gli obiettivi quantitativi di sviluppo complessivo del PGT comprendendo in essi il recupero urbanistico e la riqualificazione del territorio minimizzando il consumo di suolo. […]

Il Documento di Piano inoltre nel riassumere le principali indicazioni riguardanti l’utilizzazione, il miglioramento e l’estensione dei servizi pubblici e di interesse pubblico determina la compatibilità degli interventi previsti con le risorse economiche attivabili dalla pubblica amministrazione.

In considerazione della dimensione del comune in termini di popolazione residente (abitanti 1.742 al 31.12.2005) e delle caratteristiche particolarissime del suo tessuto edilizio storico di assoluto pregio ed unicità si ritiene innanzitutto che non esistano le condizioni e neppure le utilità di ricorrere a strumenti di compensazione, perequazione ed incentivazione urbanistica di cui all’art. 11 della LR 12/2005. […]”

Favorire il recupero e minimizzare il consumo di suolo: ma come si arriva alla crescita zero? La risposta in realtà è abbastanza banale: mediante un’approfondita analisi demografica, volta a determinare il realistico fabbisogno abitativo di Cassinetta di Lugagnano da qui al 2015.

Lo studio, infatti, conduce ad una previsione molto contenuta: l’incremento della popolazione previsto al 2015, in termini di nuovi abitanti, è del 3,6%. A ciò, si aggiunge l’incremento della domanda di abitazioni legata alla formazione di nuovi nuclei familiari: quest’ultima è considerata una domanda fisiologica, indipendente cioè dall’aumento del numero degli abitanti.

Su queste basi, viene formulata una previsione di 695 nuovi abitanti, cui corrisponde una capacità insediativa residenziale, aggiuntiva rispetto all’esistente, di 695 nuovi vani (abitante/vano). Alla nuova domanda abitativa si farà fronte attraverso:

  • recupero puntuale di edifici
  • riconversione, mediante piani attuativi, di aree produttive incompatibili con il tessuto residenziale circostante, con una quota del 20% di edilizia convenzionata e una quota del 5% di edilizia a canone sociale
  • completamento di previsioni vigenti (piani di lottizzazione e di recupero)
  • saturazione delle aree già edificate (zone B).

Di fatto, non verrà consumato suolo agricolo: le previsioni di nuova edificazione e di trasformazione e recupero del patrimonio esistente sono concentrate dentro il tessuto consolidato e compattano ulteriormente un insediamento dai confini abbastanza netti.

Fin qui la domanda abitativa. Ma anche sul fronte delle previsioni di nuovi insediamenti commerciali, il Pgt opera scelte coerenti con i principi ispiratori: nessuna grande struttura commerciale, incremento delle medie e piccole strutture esistenti entro i parametri fissati dal piano, nuove attività ricettive, “ che confermino e incrementino la vocazione turistica del comune”.

Infine, il potenziamento della rete dei servizi. In particolare, il piano prevede:

  • il recupero delle piste ciclabili esistenti, legate alla rete del Naviglio e dei canali secondari, e la realizzazione di nuovi tratti per l’implementazione della rete;
  • la costruzione di una nuova scuola dell’infanzia, volta a soddisfare la domanda esistente e quella prevista;
  • una serie di micro-interventi su spazi verdi, strade, parcheggi ed edifici, finalizzati all’ottimizzazione e al completamento delle reti esistenti.

Complessivamente, la dotazione di standard residenziali passa da un rapporto di 29,17 mq/abitante ad un rapporto di circa 30,91 mq/abitante [7], mentre quella di standard per attività produttive passa da una percentuale standard/superficie del 2,09% ad una percentuale del 12,48%.

Un ultimo aspetto, non secondario quanto a importanza, è rappresentato dal rapporto con le previsioni del Piano territoriale di coordinamento (Ptgp) della Provincia di Milano. La previsione che interessa direttamente il territorio di Cassinetta di Lugagnano è quella di una nuova arteria stradale tra lo svincolo di Magenta dell’A4 e Albairate e la tangenziale ovest di Milano, sfruttando in parte la viabilità esistente.

Si tratta di una previsione ritenuta non in linea con i principi e le scelte del Pgt, il cui costo verrà finanziato con la legge 345/1997 per l’accessibilità all’aeroporto di Malpensa. Nel Documento di piano si rileva che:

“[…] Questa nuova infrastruttura viabilistica coinvolge il territorio di Cassinetta nella sua parte est nel cuore del Parco del Ticino con un forte impatto per l’ambiente e il paesaggio che con questa nuova previsione verrebbe deturpato nel suo carattere agricolo. […]” [8]

E ancora:

“[…] Il collegamento tra la S.S. 11 a Magenta e la tangenziale ovest così come previsto dal progetto definitivo dell’ANAS, è una scelta assolutamente discutibile sul piano strategico della pianificazione del trasporto interferendo su un territorio ad altissima qualità ambientale all’interno del Parco regionale della Valle del Ticino in un’area ricca di fontanili, rogge e canali di irrigazione ancora molto interessata dall’attività agricola.

Cassinetta di Lugagnano si presenta in sostanza come un insieme storico – paesaggistico prezioso da valorizzare messo a repentaglio da un’arteria come il collegamento tra la S.S. 11 a Magenta e la tangenziale ovest così come previsto dal progetto definitivo dell’ANAS. […]

Dal punto di vista trasportistico sempre nella Valutazione Ambientale Strategica – Rapporto ambientale – conclude che non è neppure motivata e documentata la necessità e la dimensione della infrastruttura proposta. […]”[9]

La scelta, chiaramente esposta nello stesso Documento di Piano, è quella di non tenere conto nel Pgt la previsione del nuovo collegamento e, anzi, vengono proposte due alternative che permetterebbero di mantenere l’integrità del territorio agricolo di Cassinetta.

Un piano conservatore?

L’immagine dall’alto di Cassinetta di Lugagnano da qui al 2015 sarà probabilmente molto simile a quella di oggi: un centro abitato dai confini ben definiti e ampie distese coltivate intorno. Eppure, una vista dal basso, ad altezza d’uomo, ci restituirà forse un’immagine molto diversa, di una realtà trasformata, fisicamente e socialmente, rispetto a 10 anni prima.

Se accettiamo l’idea che il piano sia strumento per governare le trasformazioni del territorio, dobbiamo anche accettare l’idea che la trasformazione non sia legata solo alla crescita della popolazione e, conseguentemente, a quella edilizia.

Cassinetta di Lugagnano in 10 anni farà i conti con un aumento degli abitanti di circa il 3,6 % e con una diversificazione della domanda dovuta a nuovi nuclei familiari: è in funzione di questi dati che, attraverso il piano ha dato un indirizzo preciso alla trasformazione che inevitabilmente il territorio è destinato a subire. Un indirizzo talmente deciso da contestare anche le scelte operate a livello provinciale con il Ptcp nel momento in cui mettono a rischio l’integrità di quel paesaggio agricolo riconosciuto come bene da tutelare.

Nel 2015 ci sarà una rete ciclabile più fitta, una nuova scuola, insediamenti in dismissione riconvertiti e, soprattutto, le nuove generazioni potranno ancora godere del paesaggio agricolo che è arrivato fortunatamente fino ad oggi. Il Pgt conserva di fatto il patrimonio storico e naturalistico governando la trasformazione delle aree urbanizzate.

C’è qualcosa di replicabile in questo modello? Sicuramente: i principi di fondo. Svincolare il futuro del territorio dalle esigenze di bilancio, pensare a cosa è giusto tutelare, capire quali siano i margini della trasformazione, puntare a minimizzare il consumo di suolo. Soprattutto, ricominciare ad ancorare il piano a previsioni realistiche.

La crescita zero, forse, non è di per sé replicabile e realisticamente bisogna mettere in conto che una città abbia anche necessità di nuovi insediamenti: ma è nel processo e nelle premesse prima ancora che negli esiti l’elemento più significativo di questa esperienza. Un processo che non interessa unicamente la pianificazione comunale, ma potrebbe (e dovrebbe) ispirare anche quella sovracomunale e di area vasta: infatti, per quanto il Pgt di Cassinetta di Lugagnano possa essere preso ad esempio, il suo successo dipenderà anche dalla risposta dei territori limitrofi alla pressione insediativa generata dalle nuove infrastrutture di livello regionale.

A cura di Giorgia Boca

Dal sito www.domenicofiniguerra.it


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