Le tappe della vergogna. Vergogna perché all'ultima assemblea ATO, nonostante le promesse, non è stato dato seguito al voto popolare di oltre il 68% dei cittadini della Provincia di Reggio Emilia: per numeri coinvolti il più grande voltafaccia politico degli ultimi decenni, voltafaccia di cui tutti i Sindaci della Provincia dovranno rispondere pubblicamente ai loro concittadini che hanno votato al referendum.
A fine settembre l'Assessore Provinciale Tutino e il Sindaco Incerti scrivevano in un comunicato: “lavoreremo per adeguare agli esiti del referendum le tariffe, senza compromettere i piani di investimento e gli interventi già promessi ai cittadini”; di nuovo a inizio dicembre è passato un ordine del giorno in Consiglio Provinciale che “impegna la Presidente e l'Assessore competente della Provincia di Reggio a rispettare la volontà popolare, emersa dall’esito referendario, e proporre ogni possibile soluzione che elimini il costo dovuto al gestore per l'acquisizione delle risorse necessarie per l'attuazione dei piani di investimento (remunerazione del capitale investito), riducendo di conseguenza anche le tariffe”. Ieri finalmente dopo tre mesi che ne chiedevamo la convocazione si è riunita l'ATO per deliberare anche sulle tariffe: un punto che all'ordine del giorno risultava scritto in maniera piuttosto vaga ma che ha avuto alcune delucidazioni esclusivamente in sede di presentazione orale, con opinioni comunque ondivaghe e contrastanti (perché è così difficile raccogliere opinioni limpide sull'argomento acqua? Il referendum è stato vinto in maniera netta! Soprattutto nella nostra provincia). Alla termine di una relazione dove si continua a fare volutamente confusione tra il termine “remunerazione” e “costo” al puro scopo di salvaguardare l'interesse del gestore e difendersi dalle sue intimidazioni di non fare più investimenti, si è ratificato praticamente senza discussione solo l'aumento annuale previsto per il 2012 (leggermente inferiore alle aspettative per mancati investimenti): 3,9%.
Ma ricordiamo che adeguare la tariffa al secondo referendum significava approvare una riduzione almeno dell'11%.
LA BOLLETTA DELL'ACQUA ANDAVA ABBASSATA PER LEGGE E INVECE E' STATA AUMENTATA.
Quindi non solo non si è ascoltato il voto della maggioranza dei cittadini, non solo non si è resa la bolletta dell'acqua conforme alla nuova giurisprudenza che scaturisce dai referendum, non solo non si è dato un segnale di discontinuità politica mantenendo invece tutto com'è, non solo reinterpretando la remunerazione come costo L'ATO di Reggio si pone al di fuori di quello che la stessa Associazione Nazionale Autorità e Enti di Ambito spiega molto bene distinguendo tra costi diretti e indiretti e remunerazione del capitale investito, ma addirittura disattendendo una sentenza della Corte Costituzionale e il Decreto del Presidente Della Repubblica che stabilisce da fine luglio scorso l'abrogazione di quei profitti extra in tariffa specificando che “è fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare”, poniamo l'acqua a Reggio nella più completa illegalità con il tacito consenso di tutti i Sindaci della Provincia, che dopo la presentazione del punto in assemblea si sono ammutoliti: NESSUN SINDACO HA APERTO BOCCA PER UN INTERVENTO SULL'ADEGUAMENTO AI REFERENDUM, che pure hanno votato anche loro, con l'unica eccezione del rappresentante del Comune di Viano che in un'atmosfera surreale e vergognosa ha balbettato qualcosa sull'inopportunità di aumentare le tariffe in questi tempi di crisi, ma si è guardato bene dal riferirsi all'adeguare la tariffa all'esito del referendum che avrebbe significato tra l'altro un taglio sostanzioso in bolletta. Ecco come sull'acqua si augurano buone feste ai cittadini reggiani, loro sì esempio di democrazia e partecipazione, calpestando il loro voto, ingannando le loro aspettative e obbligandoli ad avere una tariffa fuorilegge: una vergogna ancora più lacerante se si pensa alla illuminante lezione di democrazia offerta dai Sindaci della Provincia di Cremona, proprio in questi giorni e sempre sull'acqua, dove la maggioranza dei Sindaci ha votato contro un Piano d'Ambito che ignorando i referendum accelerava i processi di privatizzazione del servizio idrico. ATO, organismo totalmente pubblico di pianificazione, indirizzo e controllo, le cui sedute sono pubbliche per legge ma dove a noi è stata negata la parola - da cui il presidio imbavagliATO -
mentre a uno dei rappresentanti di IREN, presenti tra il pubblico come noi dato che non fanno parte di ATO, è stato addirittura chiesto se c'erano integrazioni da fare, ecco nei fatti l'indipendenza del pubblico rispetto a una società S.p.A. quotata in borsa.
I Sindaci? MUTI E FUORILEGGE.
IL VOTO VA RISPETTATO! Non si può ignorare o fa finta di niente con pretestuose argomentazioni sull'esito referendario. Può essere accettato che alcuni possano disapplicare leggi che non piacciono loro? Può essere accettato che un istituto di rango Costituzionale come il referendum abrogativo, elemento fondamentale del nostro sistema democratico, possa essere ignorato e umiliato (ignorando e umiliando un intero popolo) in modo così plateale? Per questo chiediamo a tutti i cittadini utenti del servizio idrico di aderire alla campagna di “obbedienza civile”: che consiste nel pagare le bollette relative ai periodi successivi al 21 luglio 2011 applicando una riduzione pari alla componente di costo della “remunerazione del capitale investito”. Si chiama “obbedienza civile” perché in realtà non si tratta di “disobbedire” ad una legge ingiusta, ma più semplicemente di avere comportamenti del tutto conformi alle vigenti leggi, così come modificate dagli esiti referendari, quindi di pagare con equità e rispetto della legge. Prima dell'inizio dell'assemblea proprio per esprimere le nostre preoccupazioni abbiamo consegnato una lettera aperta a tutti i Sindaci dell'ATO di Reggio.
Il Comitato Provinciale Reggiano Acqua Bene Comune







