Governo Berlusconi 2: centro-destra

31) Lodo Maccanico-Schifani 2003

Le sentenze Sme e Mondadori incombono. Su proposta del senatore della Margherita Antonio Maccanico, il 18 giugno 2003 la Casa delle Libertà approva la legge 140, primo firmatario Renato Schifani, che sospende sine die i processi ai presidenti della Repubblica, della Camera, del Senato, del Consiglio e della Consulta (il provvedimento contiene anche la legge Boato, trasversale, che vieta ai giudici di utilizzare senza previa autorizzazione delle Camere le intercettazioni «indirette», cioè disposte su utenze di privati cittadini, quando questi parlano con parlamentari). I processi a Berlusconi si bloccano in attesa che la Consulta esamini le eccezioni di incostituzionalità sollevate dal tribunale di Milano. E ripartono nel gennaio 2004, quando la Corte boccia il «lodo».

Il Rapporto Energia e Ambiente – Analisi e Scenari 2009 - dell’ENEA, giunto alla sua 11^ edizione presenta le dinamiche in atto nel sistema energetico nazionale e internazionale ed esplora le possibili evoluzioni del nostro sistema energetico all’interno di un sintetico quadro globale, in una logica di sviluppo economico sostenibile.

Dal sito www.enea.it

Governo Berlusconi 2: centro-destra

30) Patteggiamento allargato 2003

Sfumato il trasloco dei processi, bisogna inventarsi qualcosa per rallentarli prima che
arrivino le sentenze, intanto si inventerà qualcos’altro: ecco nell'estate 2003, una nuova legge ad personam, quella sul patteggiamento allargato, che consentirà a qualunque imputato di chiedere 45 giorni di tempo per valutare se patteggiare o meno, guadagnando tempo fino a dopo le vacanze. La norma diventa legge l’11 giugno 2003: Berlusconi ormai è salvo grazie al lodo Schifani, ma Previti no. Dunque annuncia che utilizzerà la nuova legge sul patteggiamento allargato. Così i giudici devono dargli un mese e mezzo di tempo per decidere se patteggiare o meno. Non lo farà, ovviamente, ma intanto i processi sono sospesi fino a settembre-ottobre.

Dal produttore al consumatore, senza intermediari. Un' energia che viene dal sole, si genera in casa e si consuma nel quartiere. Niente perdite di trasporto, niente costi burocratici, niente rischi. Fino a ieri era un sogno, oggi sta diventando un progetto industriale, una scommessa su cui cominciano ad affluire capitali importanti anche perché si configura come una risposta concreta alla doppia minaccia delle guerre per il petrolio e degli incidenti nucleari.

«Su questo futuro ci sono gruppi che stanno investendo miliardi di dollari», racconta Claudia Bettiol, l' esperta di scenari energetici che ha appena concluso la sua relazione al Jeddah Economic Forum, il meeting in cui le principali aziende del settore si sono confrontate sugli sviluppi delle fonti rinnovabili e dell' efficienza energetica. «La discussione sul futuro delle singole filiere delle rinnovabili esiste ma non è centrale. La vera novità è l' avvento della generazione distribuita: le smart grid che, all' interno di un' area grande quanto un quartiere, leggono tutti gli input energetici e li collegano in tempo reale con le richieste più vicine. In questo modo una casa, un centro commerciale, una piscina, un ufficio possono produrre energia e consumarla direttamente, ma quando hanno un' eccedenza o una mancanza di produzione si connettono automaticamente con il punto più vicino per dare o per ricevere». Così l' energia può essere usata sul posto. Ma questa possibilità non diventa un dogma. Ogni rete tende all' equilibrio tra produzione e consumo senza inseguire il mito autarchico: è costantemente collegata con i network vicini per mantenere l' equilibrio ideale.

Governo Berlusconi 2: centro-destra

29) Cirami 2002

I difensori di Previti e Berlusconi chiedono alla Cassazione di spostare i loro processi a Brescia perché a Milano l’intero tribunale sarebbe prevenuto contro di loro. E, per oliare meglio il meccanismo, reintroducono la «legittima suspicione» per motivi di ordine pubblico, vigente un tempo, quando i processi scomodi traslocavano nei «porti delle nebbie» per riposarvi in pace. E’ la legge Cirami 248, approvata il 5 novembre 2002. Ma nemmeno questa funziona: la Cassazione, nel gennaio 2003, respinge la richiesta di trasferire i processi a Berlusconi: il tribunale di Milano è sereno e imparziale.

Governo Berlusconi 2: centro-destra

28) Il giudice trasferito 2001

Il 31 dicembre, mentre gli italiani festeggiano il capodanno, il ministro della Giustizia Roberto Castelli, su richiesta dei difensori di Previti, nega contro ogni prassi la proroga in tribunale al giudice Guido Brambilla, membro del collegio che conduce il processo Sme-Ariosto, e dispone la sua «immediata presa di possesso» presso il Tribunale di sorveglianza dov’è stato trasferito da qualche mese, senza poter completare i dibattimenti già avviati. Così il processo Sme dovrebbe ripartire da zero dinanzi a ad un nuovo collegio. Ma poi interviene il presidente della Corte d’Appello con una nuova «applicazione» di Brambilla in tribunale sino alla fine del 2002.

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27) Mandato di cattura europeo 2001

Unico fra quelli dell’Ue, il governo Berlusconi rifiuta di ratificare il «mandato di cattura europeo», ma solo relativamente ai reati finanziari e contro la pubblica amministrazione. Secondo Newsweek, Berlusconi «teme di essere arrestato dai giudici spagnoli» per l’inchiesta su Telecinco. L’Italia ottiene di poter recepire la norma comunitaria soltanto nel 2004.

Governo Berlusconi 2: centro-destra

26) Falso in bilancio 2002

Avendo cinque processi per falso in bilancio, il 28 settembre 2001 la Casa delle Libertà approva la legge delega 61 che incarica il governo di riformare i reati societari. Il che avverrà all’inizio del 2002 coi decreti delegati: abbassano le pene da 5 a 4 anni per le società quotate e addirittura a 3 per le non quotate (prescrizione più breve, massimo 7 anni e mezzo per le prime e 4 e mezzo per le seconde; e niente più custodia cautelare né intercettazioni); rendono il falso le non quotate perseguibile solo a querela del socio o del creditore; depenalizzano alcune fattispecie di reato (come il falso in bilancio presentato alle banche); fissano ampissime soglie di non punibilità (per essere reato, il falso in bilancio dovrà superare il 5 per cento del risultato d’esercizio, l’1 per cento del patrimonio netto, il 10 per cento delle valutazioni). Così tutti i processi al Cavaliere per falso in bilancio vengono cancellati: o perché manca la querela dell’azionista (B. non ha denunciato B.), o perché i falsi non superano le soglie («il fatto non è più previsto dalla legge come reato»), o perché il reato è ormai estinto grazie alla nuova prescrizione lampo.

Governo Berlusconi 2: centro-destra

25) Rogatorie 2001

Berlusconi torna a Palazzo Chigi e fa subito approvare una legge che cancella le prove giunte dall’estero per rogatoria ai magistrati italiani, comprese ovviamente quelle che dimostrano le corruzioni dei giudici romani da parte di Previti & C. La legge 367/2001 stabilisce l’inutilizzabilità di tutti gli atti trasmessi da giudici stranieri che non siano «in originale» o «autenticati» con apposito timbro, che siano giunti via fax, o via mail o brevi manu o in fotocopia o con qualche vizio di forma. Anche se l’imputato non ha ma eccepito sulla loro autenticità, vanno cestinati. Poi, per fortuna, i tribunali scoprono che la legge contraddice tutte le convenzioni internazionali ratificate dall’Italia e tutte le prassi seguite da decenni in tutta Europa. E, siccome quelle prevalgono sulle leggi nazionali, disapplicano la legge sulle rogatorie, che resterà lettera morta.

Governo Amato: centro-sinistra

24) Fisco, carezze agli evasori 2001

Il 5 gennaio 2001 il governo Amato vara il decreto che riforma la legge penale tributaria e manda in pensione la 516/1982 («manette agli evasori»). Le «violazioni degli obblighi contabili», cioè le operazioni di sottofatturazione o di omessa fatturazione tipiche di commercianti, artigiani e professionisti, cioè le forme più diffuse di evasione, non integrano più il reato più grave di «dichiarazione fraudolenta» (pene fino a 6 anni), ma il più lieve di «dichiarazione infedele» (pene fino a 3 anni, con prescrizione assicurata e niente carcere). E poi, per commettere reato, il contribuente infedele deve superare una certa «soglia di non punibilità», altissima: la dichiarazione infedele è reato solo sopra i 100 mila euro di imposta evasa; la dichiarazione fraudolenta, superiore a 75 mila. Una gigantesca licenza di evadere. Da «manette agli evasori» a «carezze agli evasori».

Si comprano anche i diritti ? In Italia sì. « CORROTTI » è un viaggio attraverso l’Italia delle mazzette . Tutto si compra: si paga per avere un letto in ospedale, si paga per prendere la patente, si paga per vincere un appalto. E il conto è a carico della collettività. Intervista esclusiva all’ex assessore della regione Lombardia Piergianni Prosperini, agli arresti domiciliari perché avrebbe ricevuto oltre 400.000 euro per pilotare una gara di appalto : in ballo la gestione della comunicazione della regione Lombardia. A Licata invece il sindaco Angelo Graci – ancora i carica - è sotto processo perché avrebbe intascato 6.000 euro per i festeggiamenti del santo patrono. E la corruzione può anche uccidere: a Caserta tre operai sono morti asfissiati in una cisterna perché gli ispettori della Asl avevano accettato tangenti in cambio di finti controlli sulla sicurezza dei luoghi di lavoro. E di nuovo abbiamo affrontato un caso di corruzione nel distretto della concia di Arzignano (VI): dalla maxi evasione che avevamo documentato mesi fa, si è passati ad una indagine per corruzione che ha già coinvolto 107 persone ed un giro di 2,3 milioni di euro in mazzette. Un solo ispettore della Agenzia della Entrate è indagato per aver ricevuto ben 44 tangenti nel giro di pochi anni. I racconti e le facce di chi è stato costretto a pagare e di chi ha intascato.

Ci sono video e testimonianze dirette che inchiodano funzionari pubblici e dirigenti dello stato mentre intascano soldi in cambio di favori.

Un racconto di Domenico Iannacone e Danilo Procaccianti

Governo Amato: centro-sinistra

23) Omologhe societarie addio 2000

Il 24 novembre 2000 un emendamento del governo Amato alla legge 340 sulla «semplificazione di procedimenti amministrativi» abroga le omologhe societarie. Finora spettava ai tribunali vigilare sulle società di capitali, autorizzandone la nascita e le principali operazioni (aumenti di capitale, ripianamenti delle perdite, modifiche dell’oggetto sociale, eccetera). Se i giudici scoprivano qualcosa di illegale nelle deliberazioni, negavano l’«omologa» a tutela dei soci e dei risparmiatori. Ora invece l’omologazione viene sottratta ai giudici e affidata ai notai. Un altro passo verso la totale deregulation della finanza allegra e sporca.

In uscita THE INVISIBLE HAND ‐ LA SFIDA PER UN MONDO EQUO, bellissimo videogioco 3D pieno di azione, di indagine e di sorprese che parla ai giovani (e non solo) di diritti umani, commercio equo e solidale e consumo critico.
Si parte da una grande metropoli del Nord del Mondo dove dovremo batterci contro l’atteggiamento consumistico che domina la società globale e la pubblicità martellante che ci colpisce potrà trasformarci in cittadini inerti e passivi. Poi l’azione si sposta in Africa, in una piantagione sfruttata dalle multinazionali dell’industria dolciaria, dove si indaga, ripercorrendo la filiera produttiva del cacao, sui meccanismi ingiusti che governano l’economia mondiale. E poi l’incontro con un produttore indipendente e la scoperta del commercio equo e solidale che dà dignità ai produttori e rispetta i loro diritti. Fino all’azione finale di nuovo in città: dall’interno di un’industria dolciaria alla sede del WTO, dove vengono decisi i destini di milioni di piccoli produttori senza essere chiamati in causa.
Oltre il videogioco, diviso in varie missioni giocabili singolarmente oppure in modalità STORIA, il dvd‐rom comprende anche tantissime schede di approfondimento sulle tematiche del videogioco (commercio equo‐solidale, economia solidale e consumo critico, stili di vita) e centinaia di quiz, utilizzabili come momenti di verifica collettiva o individuale.
L’insegnante o il formatore ha la possibilità di configurare completamente l’interazione, attivando o disattivando le varie sezioni del dvd‐rom, oppure settando il livello di semplicità d’uso (che può andare dal semplice punta‐e‐clicca a una vera e propria azione 3D con salti, corse e esplorazioni di ambienti).
I “serious games” sono ‘videogiochi seri’, cioè basati su tematiche reali e importanti e concepiti con un obiettivo educativo, di formazione o di sensibilizzazione. Proprio per questo, spesso i “serious games” sono pensati per un giocatore già sensibilizzato al tema, predisposto a un tempo di apprendimento consistente e disponibile alla fruizione di contenuti approfonditi, senza tenere in considerazione l’aspetto videoludico, cioè del divertimento procurato dal semplice video giocare.
THE INVISIBLE HAND ‐ LA SFIDA PER UN MONDO EQUO, realizzato per i ragazzi, le ragazze, gli studenti e le studentesse dai dieci anni in su, ma anche per gli insegnanti e i formatori, è concepito per riuscire a divertire e coinvolgere, in tempi rapidissimi, anche quegli utenti che non sono assolutamente interessati al tema e sono disposti a concentrarsi solo per un tempo molto ridotto.

Governo Amato: centro-sinistra

22) Indagini difensive 2001

Nella primavera 2001 Ulivo e Polo insieme votano la legge sulle indagini difensive, fortemente voluta dall’avvocatura organizzata nell’Unione camere penali: gli atti raccolti dagli avvocati difensori assumono lo stesso valore di quelli compiuti dal pm. Il quale però, per legge, ha l’obbligo di depositare tutte le carte, anche quelle favorevoli all’indagato, mentre l’avvocato ha l’obbligo deontologico di depositare solo gli elementi favorevoli al cliente che lo paga. In più, la legge consente al difensore di compiere addirittura «indagini preventive»: prim’ancora di essere indagato, chiunque abbia commesso un reato potrà far interrogare dal suo legale i testimoni del delitto. Quando poi gli inquirenti sentiranno il testimone, troveranno un uomo già «formattato» sulla versione della difesa, o in certi casi addirittura terrorizzato o comunque poco incline a collaborare con la giustizia. Una legge che incentiva l'inquinamento delle prove e l’intimidazione dei testimoni.

Governo Amato: centro-sinistra

21) Meno scorte per tutti 2000

Nel settembre 2000 una circolare del ministro dell'Interno Enzo Bianco ritira i presidi armati sotto le case delle persone più a rischio nella lotta a Cosa Nostra, camorra e ’ndrangheta (magistrati, testimoni, uomini simbolo dell’antimafia), sostituendole con «ronde» di scarsa o nulla efficacia. Non più vigilanza fissa, ma servizi di tipo «dinamico dedicato». Niente più piantoni 24 ore su 24, ma pattuglie che «girano» di casa in casa e qualche telecamera. Il tutto per soddisfare «la crescente domanda di sicurezza della collettività», che imporrebbe «l’impiego delle forze di polizia sul territorio». Durissime proteste dai pm di Palermo, ma vane. Nel 2001, col governo Berlusconi 2, il ministro Scajola proseguirà sulla strada inaugurala da Bianco, tagliando anche le scorte a tutti i magistrati a rischio.

Governo Amato: centro-sinistra

20) Aboliti i pentiti 2001

Ancora il papello: «4) Riforma legge pentiti». Detto, fatto. Nel 2001 il governo Amato (ministro della Giustizia Piero Fassino) vara la «riforma» dei collaboratori di giustizia del 2001 che – sempre col consenso del centro-destra - stravolge un'altra delle conquiste che Falcone e Borsellino pagarono con la vita. La legge riduce sensibilmente i benefici per i mafiosi che collaborano con la giustizia; prevede una serie di sbarramenti per l’accesso ai programmi di protezione; e impone di raccontare ai giudici tutto ciò che sa nei primi 6 mesi di collaborazione. Del resto il ministro dell’Interno del governo D’Alema, Giorgio Napolitano, autentico ispiratore della legge, ha sostenuto che «i pentiti in Italia sono troppi». Non i mafiosi: i pentiti. «Con questa legge», commenta il procuratore di Palermo Piero Grasso, «al posto di un mafioso, non mi pentirei più». Infatti da allora molti vecchi pentiti ritrattano e tornano mafiosi; alcuni che stavano per parlare di trattative Stato-mafia e mandanti occulti delle stragi, si cuciono la bocca; e i nuovi pentiti si conteranno sulle dita di una mano.

Governo D’Alema: centro-sinistra

19) Abolito l’ergastolo 1999

Altra bestia nera dei mafiosi è l'ergastolo. Infatti il papello ne chiede l'abolizione in tre punti: «1) Revisione sentenza maxiprocesso [che condannava a vita molti boss mafiosi]. 5) Riconoscimento benefici dissociati – Brigate rosse - per condannati per mafia [con i benefici per la dissociazione, si ottengono sconti di pena]. 6) Arresti domiciliari dopo 70 anni». Detto, fatto. Il pacchetto Carotti estende il rito abbreviato a tutti i delitti, anche quelli più gravi (stragi mafiose comprese). Chi accede all’abbreviato ha diritto allo sconto di un terzo della pena e, al posto dell'ergastolo, rischia al massimo 30 anni. Che poi diventano 20 con i benefici della Gozzini. E, siccome la gran parte dei boss sono stati arrestati all'indomani delle stragi del 1992-‘93, ne dovrebbero scontare poco più di una decina e potrebbero sperare in tempi brevi nei primi permessi premio. II tutto mentre a Firenze e a Caltanissetta si celebrano i processi di primo grado e di appello per le stragi del 1992-'93. Solo grazie alle vibrate proteste dei magistrati antimafia e dei familiari delle vittime, il governo Amato ingrana la retromarcia e il 23 novembre 2000 vara un decreto per ripristinare l'ergastolo almeno per i delitti più orrendi.

Governo Prodi 1: centro-sinistra

18) 41bis e supercarceri nelle isole 1997

Due dei 12 punti del «papello» consegnato nel 1992 da Totò Riina ai suoi referenti politici e istituzionali con le richieste dalla mafia allo Stato in cambio della fine delle stragi, dicevano così: «7) Chiusura super carceri. 8) Carcerazione vicino le case dei familiari». Detto, fatto. Nel 1997, il ministro Flick – con l’appoggio del centro-sinistra e nel silenzio del centro-destra - chiude le supercarceri di Pianosa e Asinara, che facevano impazzire i boss perché, reclusi nelle isole lontani centinaia di chilometri da casa, non riuscivano a comunicare i loro ordini all’esterno tramite parenti e avvocati. Compito molto più agevole ora che vengono tutti trasferiti nelle carceri continentali. E Pianosa e Asinara vengono «restituite al turismo».

Governi Prodi 1 e D’Alema: centro-sinistra

17) Finanziamento ai partiti 1997-1999

Il finanziamento pubblico è stato abolito dal referendum dell'aprile 1993. Ma nel dicembre dello stesso anno, rientra dalla finestra camuffato da «rimborso per le spese elettorali»: ogni cittadino contribuirà alle spese elettorali dei partiti (solo se superano il 3 per cento) con 1.600 lire pro capite (circa 1 euro). Ma i partiti non si accontentano. Il 2 gennaio 1997 destra e sinistra cambiano la legge: i cittadini potranno devolvere ai partiti il 4 per mille dell’Irpef. Ma quasi nessuno lo fa. Nel 1999, per evitare la bancarotta, i partiti tornano alla chetichella al finanziamento diretto dello Stato: 1 euro pro capite per le elezioni della Camera, del Senato, delle Regioni, del Parlamento europeo (il quorum per accedervi scende dal 3 all’1 per cento): cioè 1 euro a quinquennio. Che ben presto raddoppia a 2 euro per quattro elezioni a legislatura. Risultato: nel 2001 i partiti incasseranno la bellezza di 92.814.915 euro.

Oltre un milione e quattrocentomila donne e uomini hanno sottoscritto i referendum per togliere la gestione del servizio idrico dal mercato e i profitti dall’acqua. Lo hanno fatto attraverso una straordinaria esperienza di partecipazione dal basso, senza sponsorizzazioni politiche e grandi finanziatori, nel quasi totale silenzio dei principali mass-media. Grazie a queste donne e questi uomini, nella prossima primavera l’intero popolo italiano sarà chiamato a pronunciarsi su una grande battaglia di civiltà: decidere se l’acqua debba essere un bene comune, un diritto umano universale e quindi gestita in forma pubblica e partecipativa o una merce da mettere a disposizione del mercato e dei grandi capitali finanziari, anche stranieri. Noi che ci siamo impegnati nelle mobilitazioni del popolo dell’acqua, nelle battaglie per la riappropriazione sociale dei beni comuni e per la difesa dei diritti pensiamo che i referendum siano un’espressione sostanziale della democrazia attraverso la quale i cittadini esercitano la sovranità popolare su scelte essenziali della politica che riguardano l’esistenza collettiva. Per consentire la massima partecipazione, chiediamo che il voto referendario sia accorpato alle prossime elezioni amministrative e che prima della celebrazione dei referendum si imponga la moratoria ai processi di privatizzazione. Crediamo anche che il ricorso all’energia nucleare sia una una scelta sbagliata perché è una fonte rischiosa, costosa, non sicura e nei fatti alternativa al risparmio energetico e all'utilizzo delle fonti rinnovabili. Siamo convinti che una vittoria dei SI ai referendum della prossima primavera possa costituire una prima e fondamentale tappa, non solo per riconsegnare il bene comune acqua alla gestione partecipativa delle comunità locali, bensì per invertire la rotta e sconfiggere le politiche liberiste e le privatizzazioni dei beni comuni che negli ultimi trent’anni hanno prodotto solo l’impoverimento di larga parte delle popolazioni e dei territori e arricchito pochi gruppi finanziari con una drastica riduzione dei diritti conquistati, determinando la drammatica crisi economica, sociale, ecologica e di democrazia nella quale siamo tuttora immersi. Cambiare si può e possiamo farlo tutte e tutti assieme. Per questo chiamiamo tutte le donne e gli uomini di questo Paese a una grande manifestazione nazionale del popolo dell’acqua e dei movimenti per i beni comuni da tenersi a Roma sabato 26 marzo 2011. Una manifestazione aperta, allegra e plurale. Per lanciare la vittoria dei SI ai referendum per l’acqua bene comune. E per dire che un’altra Italia è possibile. Qui ed ora. Perché solo la partecipazione è libertà. Perché si scrive acqua e si legge democrazia.

Governo D’Alema: centro-sinistra

16) Gip-gup 1999

Berlusconi e Previti, imputati per corruzione di giudici romani (processi Mondadori, Sme-Ariosto, e Imi-Sir), vogliono liberarsi del gip milanese Alessandro Rossato, che ha firmato gli arresti dei magistrati corrotti e degli avvocati Fininvest corruttori e chiesto invano l’arresto di Previti (salvato dalla Camera, a maggioranza Ulivo). Ora spetta a Rossato, in veste di gup,  condurre le udienze preliminari e decidere se mandare a processo gli imputati. Su proposta dell’onorevole avvocato Guido Calvi, legale di D’Alema, il centro-sinistra approva una legge che rende incompatibili la figura del gip con quella del gup: il giudice che ha seguito le indagini preliminari non potrà più seguire l’udienza preliminare e dovrà passarla a un collega, che ovviamente non conosce le carte e perderà un sacco di tempo. Così le udienze preliminari Imi-Sir e Sme, già iniziate dinanzi a Rossato, proseguono sotto la sua gestione e si chiuderanno a fine anno con i rinvii a giudizio degli imputati. Invece quella per Mondadori, non ancora iniziata, passa subito ad un altro gup, Rosario Lupo, che proscioglie tutti gli imputati per insufficienza di prove (la Corte d’Appello ribalterà il verdetto e li rinvierà a giudizio tutti, tranne uno: Berlusconi, dichiarato prescritto grazie alle attenuanti generiche).

Chi può e chi non può? L’Italia sempre più una società per privilegiati? Lo sport e l’università: due casi eclatanti. A “Solo per ricchi” un appassionato viaggio nel mondo dello sport “povero” dove il fiume di soldi del calcio è in secca: l’atletica e i suoi campioni che tanto lustro danno al nostro Paese e tanto poco ricevono in cambio.

E poi la scuola italiana di ogni ordine e grado dove le attività motorie sono penalizzate dalla mancanza endemica di palestre e di investimenti. E dalla Svizzera invece arriva un esempio di eccellenza. A Macolin scienziati e insegnanti stanno portando avanti uno straordinario progetto pedagogico: in una scuola speciale gli alunni imparano tutte le materie attraverso i movimenti.

Un racconto di Riccardo Iacona e Sabrina Carreras

L’università italiana è alle prese con i tagli e la confusione normativa creata dalla riforma Gelmini. Calano le iscrizioni e crescono le tasse universitarie. La ricerca è in ginocchio.

Un reportage di Francesca Barzini e Danilo Procaccianti

Dal sito www.presadiretta.rai.it

Governo D’Alema: centro-sinistra

15) Legge Dell’Utri 2: patteggiamento in Cassazione 1999

Subito dopo, il 19 gennaio 1999, passa trasversalmente una norma transitoria alla legge Valentino che consente di patteggiare addirittura in Cassazione a chi non ha fatto in tempo in appello almeno per quei «procedimenti in cui è stata pronunciata sentenza di appello prima dell’entrata in vigore della legge». E’ proprio il caso del processo Dell’Utri, che sta per aprirsi in Cassazione. Così Dell’Utri patteggia, ottiene lo sconto, scende sotto i 3 anni e non finisce in galera.

Ora di pranzo, piatto di pasta fumante, squilla il telefono: è l' operatore della compagnia telefonica che propone un' offerta adsl imbattibile, con canone dimezzato per i primi sei mesi (poi chissà). Inutili i tentativi per spiegare che nella zona non c' è copertura e che i precedenti tentativi di collegarsi sono falliti. Finché l' operatore non si arrende dopo aver verificato che in effetti l' adsl si ferma al paese vicino... Sconsolati si torna a tavola, al piatto di pasta ormai freddo e con lo stomaco sottosopra perché di quelle telefonate se ne ricevono decine. Tutte con lo stesso esito, tutte che si infrangono contro un muro chiamato "digital divide". Un tema tornato alla ribalta in questi giorni, con l' approvazione in Parlamento del maxi emendamento al decreto Milleproroghe. Il provvedimento dirotta verso il completamento del digitale terrestre televisivo 30 milioni dei 100 che il Comitato interministeriale per la Programmazione economica riservava alla banda larga soltanto a gennaio. Viene preferito lo sviluppo di una tecnologia malfunzionante (quella del digitale terrestre, che di fondi ne ha già avuti a sufficienza) alla riduzione del dividendo digitale, da sempre riconosciuta fondamentale per l' economia dell' Ue. Due anni fa gli investimenti pubblici per la banda larga ammontavano a 1,3 miliardi, ora sono arrivati a 70 milioni. Appare sempre più lontano così l' obiettivo posto della Commissione europea di avere banda larga per tutti entro il 2013 e connessioni da almeno 30 Mbps al secondo entro il 2020. Secondo il primo Rapporto sull' innovazione nell' Italia delle Regioni (Riir 2010), circa il 14% degli italiani si collega a Internet con la banda stretta, in Molise si supera il 26% per cento, mentre in Basilicata solo il 34% delle famiglie ha una connessione adsl.

Governo D’Alema: centro-sinistra

14) Legge Dell’Utri 1: patteggiamento in appello 1998

Nel dicembre 1998, in pieno processo d'appello al senatore Marcello Dell’Utri, condannalo a Torino a 3 anni in primo grado per le false fatture di Publitalia, l’avvocato senatore Valentino, reduce dalla legge Sofri, ne presenta una pro Dell'Utri nel silenzio del centro-sinistra (una mano lava l’altra). La norma ripristina il patteggiamento in appello cancellato nel 1990 dalla Consulta. Ma Dell’Utri in appello non patteggia e viene di nuovo condannato, stavolta a 3 anni e 2 mesi: in caso di conferma in Cassazione, finirà in galera.

Governo Prodi 1: centro-sinistra

13) Legge Sofri 1998

Appena la Corte d’Appello di Milano respinge l'istanza di revisione delle condanne di Sofri, Bompressi e Pietrostefani per il delitto Calabresi, un gruppo di senatori di destra e sinistra presentano subito una legge che sposta il giudizio sulla revisione dei processi nella Corte d’Appello più vicina a quella dove si sono celebrati. Relatore della norma ad personam, il senatore di An Giuseppe Valentino. Così la revisione per Sofri & C. può essere riesaminata a Brescia e di qui, una volta ri-bocciata, a Venezia, dove finalmente si rifà il processo e Sofri & C. vengono ricondannati.

Governo Prodi 1: centro-sinistra

12) Carotti 1998

Le norme di accompagnamento al «giudice unico» istituito dal ministro Flick per sveltire i processi (abolite le preture e relative procure, giudice monocratico per i reati minori) sono raggruppate nel pacchetto Carotti (un deputato del Ppi), che allunga i processi. Infatti aggiunge una nuova fase di giudizio alle quattro già esistenti. Dopo le indagini preliminari e prima dell'udienza preliminare e dei tre gradi di giudizio, viene infilato il «deposito degli atti» (articolo 415bis del codice di procedura penale). Allo scadere delle indagini, anziché chiedere subito rinvio a giudizio per gli indagati, il pm deve notificare loro un «avviso di conclusione delle indagini» con un riassunto delle accuse e depositare a loro disposizione tutte le carte dell'inchiesta. L'indagato ha 20 giorni per chiedere di essere sentito, presentare documentazione e memorie difensive, ordinare al pm nuove indagini. Così il pm deve riaprire le indagini per qualche altro mese o anno, e solo alla fine può finalmente esercitare l’azione penale. Col risultato di dilatare vieppiù i tempi già biblici della giustizia, vanificando l’effetto benefico della riforma sul giudice unico.

Governo Prodi 1: centro-sinistra

11) Simeone – Saraceni 1998

Alla vigilia della sentenza definitiva del processo Enimont che porterebbe in carcere Forlani, Citaristi, Pomicino, Sama e Bisignani, destra e sinistra approvano in gran fretta la legge Simeone-Saraceni (uno di An, l’altro del Pds) che risparmia il carcere a chiunque debba scontare meno di 3 anni. Con la legge Gozzini, chi deve scontare una pena o un residuo di pena inferiore a 3 anni può chiedere, dal carcere, di farlo in «affidamento in prova al servizio sociale» (cioè fuori). Con la Simeone-Saraceni, il condannato definitivo a meno di 3 anni resta a piede libero: pena sospesa finché la polizia non riesce a notificargli la condanna di persona, brevi manu. Poi l'interessato fa domanda di affidamento, il giudice di sorveglianza la esamina e decide se accoglierla o no, poi la polizia deve rintracciarlo un’altra volta e notificargli a mano il provvedimento. Così, se è negativo, al condannato basta non farsi trovare per restare libero per sempre, con pena sospesa sine die.

Governo D’Alema: centro-sinistra

10) Giusto Processo 1999

Nel 1998 la Consulta cancella il nuovo articolo 513 perché incostituzionale. Ma i partiti di destra e sinistra, terrorizzali dalla ricomparsa delle prove che speravano di aver seppellito per sempre, trasformano addirittura la legge incostituzionale in legge costituzionale e la infilano nella Carta a tempo di record (nove mesi per la doppia lettura Camera-Senato-Camera-Senato), all'articolo 111, battezzato «giusto processo»: è una delle prime mosse del governo D’Alema, sostenuto per l’occasione dal cento-destra. Le accuse, anche se a lanciarle è un semplice testimone, non valgono nulla se verbalizzate solo davanti al pm e non al giudice. Migliaia di processi in fumo, anche di mafia. Votano contro soltanto la Lega, il dipietrista Elio Veltri e cinque deputati prodiani.

Governo Prodi 1: centro-sinistra

9) Articolo 513 del Codice di Procedura Penale 1997

L’articolo 513 del Codice di Procedura Penale regola l’utilizzabilità delle dichiarazioni raccolte dal pm durante le indagini. Il 31 luglio 1997 destra e sinistra Io modificano radicalmente: se prima i giudici potevano utilizzare le accuse lanciate da Tizio a Caio in fase d'indagine anche se Tizio patteggiava la pena o si faceva giudicare separatamente da Caio con il rito abbreviato e non si presentava a ribadirle nel processo a Caio, d'ora in poi le dovranno cestinare. La norma transitoria applica la nuova regola retroattivamente, costringendo i giudici a rifare da capo tutti i processi, specie quelli di Tangentopoli. Che, col tempo che si perde, finiscono quasi tutti in prescrizione, o addirittura in assoluzione perché le prove sono state abolite per legge.

Governo Prodi 1: centro-sinistra

8) Abuso d’ufficio 1997

Il 1° luglio 1997 sinistra e destra depenalizzano il reato di abuso d'ufficio «non patrimoniale»: quello del pubblico ufficiale che commette un atto contrario ai suoi doveri d'ufficio, ma non si riesce a dimostrare che ne abbia avuto un vantaggio quantificabile in denaro. Vengono così legalizzati i favoritismi, le lottizzazioni, i nepotismi, i concorsi truccati, le raccomandazioni nella pubblica amministrazione. L'abuso patrimoniale rimane reato, ma solo se commesso «intenzionalmente»: per punirlo, il giudice dovrà dimostrare che e stato commesso per favorire una persona e per sfavorirne un'altra. E la pena massima per quest’ultima fattispecie viene comunque sensibilmente ridotta, da 5 a 3 anni di reclusione, con tre conseguenze: niente più custodia cautelare; niente più intercettazioni; termini di prescrizione dimezzati (da 15 anni a 7 e mezzo). In 7 anni e mezzo concludere un'inchiesta e celebrare l'udienza preliminare e i tre gradi di giudizio è praticamente impossibile: di fatto, l'abuso è depenalizzato anche nella sua versione patrimoniale.

Anche per questa undicesima edizione del dossier, i 93 Comuni capoluogo di Provincia che hanno restituito i dati relativi al 2009 raccontano che ancora circa il 36% degli edifici necessita di interventi di manutenzione urgenti. Un dato questo che, se confrontato con in risultati degli anni passati, non accenna a scendere ed evidenzia la permanente difficoltà degli Enti Locali di tenere in piedi un patrimonio edilizio vetusto che per circa un 65% è stato costruito prima del 1974, anno dell’entrata in vigore dei provvedimenti per le costruzioni localizzate in aree sismiche. Per quanto riguarda in particolare quest’ultimo aspetto, su 42.000 edifici la metà è situata ancora in aree a rischio sismico e solo il 58% possiede il certificato di agibilità. La certificazione di prevenzione incendi è solo nel 35,4% e le scale di sicurezza sono presenti in poco più del 50%.

Governo D’Alema: centro-sinistra

7) Legge salva Rete4 1999

L’Agcom si mette all'opera solo nel 1998, presenta il nuovo piano frequenze e bandisce la gara per rilasciare le 8 concessioni nazionali. Rete4 essendo «eccedente», perde la concessione; al suo posto la vince Europa7 di Francesco Di Stefano. Ma il governo D’Alema, nel 1999, concede a Rete4 l’«abilitazione provvisoria» a trasmettere senza concessione, così Europa7 rimane senza le frequenze cui ha diritto per legge.

Governo Prodi 1: centro-sinistra

6) Legge Maccanico 1997

La Consulta ha stabilito che Mediaset non può avere tre TV, ma deve scendere a due, entro il 28 agosto 1996. Ma il governo Prodi, grazie al ministro Maccanico, concede un anno di proroga, poi il 24 luglio 1997 fa approvare la legge sulle TV, che lascia tutto com’è: Mediaset dovrà cedere una rete solo quando s’insedierà la neonata
Agcom, ma l’Agcom potrà insediarsi solo quando esisterà in Italia «un congruo sviluppo dell'utenza dei programmi televisivi via satellite o via cavo». Che significhi «congruo sviluppo» nessuno lo sa, così Rete4 seguita a trasmettere sine die in barba alla Consulta.

Governo Dini: centro-sinistra più Lega

5) Manette difficili 1995

La riforma della custodia cautelare e non solo, varata nell’agosto 1995, in pieno governo Dini da lutti i partiti (Lega esclusa), ripesca e in parte peggiora il decreto Biondi. Più difficile la custodia in carcere per i reati di Tangentopoli e non solo: abolito l'arresto obbligatorio per associazione mafiosa; accorciata la durata massima della custodia cautelare; abrogato l’articolo 371bis (arresto in flagranza del falso testimone).

Governo Berlusconi 1: centro-destra

4) Condono edilizio 1994

Firmato dal ministro dei Lavori pubblici, Roberto Radice, riapre i termini del famigerato condono Craxi del 1985: si possono sanare, a prezzi stracciati, le opere abusive ultimate entro il 31 dicembre 1993 pagando le vecchie ammende moltiplicate per 2 (se l’abuso risale a prima del marzo 1985) o per 3 (se commesso dopo).

"Ho comunicato al consiglio dei ministri la decisione di firmare nei prossimi giorni il decreto per l'indizione delle elezioni amministrative il 15 e 16 maggio". Lo ha detto il ministro dell'Interno Roberto Maroni nel corso di una conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri.

Il ministro proporrà al consiglio dei ministri la data del 12 giugno per lo svolgimento dei referendum. Lo ha detto il ministro Roberto Maroni al termine del consiglio dei ministri di oggi, escludendo quindi la possibilità di un 'election day' con l'accorpamento delle consultazioni per le amministrative con quelle per i referendum. "Il referendum si può svolgere entro il 15 giugno e l'ultima data utile è domenica 12. Spetta al Cdm la decisione, io sono per il 12" anche perché tenere separate le due consultazioni "é una tradizione", ha detto il ministro.

Il mancato accorpamento di referendum e amministrative nell"Election Day' porterà ad uno spreco di 300 milioni.

Dal sito www.ansa.it

Governo Berlusconi 1: centro-destra

3) Condono Fiscale I994

Camuffato da «concordalo fiscale», il primo condono Tremonti dell'era berlusconiana viene approvato insieme al decreto Biondi il 13 luglio 1994: gli evasori potranno «patteggiare» le liti col fisco pagando una modica multa. Chi ha contenziosi fino a 2 milioni di lire può chiuderli pagando un obolo di 150 mila lire. Per le liti da 2 a 20 milioni, si deve versare il 10 per cento. Per quelle ancora superiori, invece, deve ricorrere alla «conciliazione»: sarà il giudice  a stabilire la somma dovuta. Poi il concordato viene esteso anche alle società.

Governo Berlusconi 1: centro-destra

2) Legge Tremonti 1994

Il Decreto 357/1994 detassa del 50 per cento gli utili reinvestiti dalle imprese, purché riguardino l'acquisto di «beni strumentali nuovi». La neonata Mediaset utilizza la legge per risparmiare 243 miliardi di lire di imposte sull’acquisto di diritti cinematografici per film d'annata: che non sono beni strumentali, ma immateriali, e non sono nuovi, ma vecchi. A sanare l’illegalità interviene poi una circolare «interpretativa» Tremonti che fa dire alla sua legge il contrario di ciò che diceva, estendendo il concetto di beni strumentali a quelli immateriali e il concetto di beni nuovi a quelli vecchi già usati all'estero.

Possiamo chiamarla la dieta dell' effetto serra. È un menu da antica campagna, più che da gourmet: patate, fagioli, lenticchie. Proteine e carboidrati dovremo cercarli lì. Perché, nel futuro, ci sono meno pasta, meno pane, meno carne, meno uova, latte, formaggio. Ma non ci costerà di meno, anzi, più di oggi. C'è una crisi del cibo, infatti, che sta per scatenarsi, quest' anno, in forma e misura non diversa dall' ultima crisi, quella del 2008. In buona parte, è il risultato di una serie di eventi climatici estremi, che si sono abbattuti sulla produzione agricola mondiale. Nessun esperto è pronto a giurare che sia un effetto diretto del riscaldamento globale del pianeta, ma quasi tutti scommettono che questi eventi si ripeteranno sempre più spesso in futuro. In ogni caso, dunque - sia o non sia l' effetto serra il responsabile - la crisi si proietterà al di là del 2011. Anche perché due altri potenti fattori influenzeranno sempre più quello che ci troveremo di fronte a tavola: l'aumento del reddito e della popolazione nei paesi emergenti, che, forse, dovremmo cominciare a definire neo-ricchi. L'elenco degli eventi climatici eccezionali degli ultimi dodici mesi è impressionante. Siccità e incendi in Russia. Alluvioni in Bangladesh, in Pakistan, in Australia. Siccità nelle grandi pianure dell' ovest degli Stati Uniti, in Brasile, in Argentina, in Cina. Troppa pioggia in Indonesia. Troppa poca neve a ovest del Mississippi. In un mercato del cibo sempre più globalizzato (le importazioni di derrate alimentari hanno superato, l' anno scorso, i mille miliardi di dollari), non sono paesi qualsiasi. Come spesso capita con le materie prime, la produzione agricola mondiale destinata ai mercati esteri è concentrata in pochi paesi. Il 60% del granturco e il 30% della soia sui mercati mondiali vengono dagli Stati Uniti. Il 60% dello zucchero viene dal Brasile. Quando il clima avverso colpisce uno di questi paesi, le ripercussioni si avvertono in tutto il mondo.

A futura memoria vengono riepilogate in questa rubrica le leggi che, in 17 anni di Seconda Repubblica (o presunta tale), salvaguardano gli interessi di pochi cittadini privilegiati, a discapito di tutti gli altri.

A oggi se ne contano 80, ecco la prima.

Governo Berlusconi 1: centro-destra

1) Decreto Biondi 1994

PorcoApprovato il 13 luglio 1994 dal governo Berlusconi 1, vieta la custodia cautelare in carcere (trasformata al massimo in arresti domiciliari) per i reati contro la pubblica amministrazione e quelli finanziari, comprese corruzione e concussione, proprio mentre stanno per scattare gli arresti per le tangenti Fininvest della guardia di finanza. Così il blitz si blocca, intanto vengono scarcerati 2764 detenuti (di cui 350 colletti bianchi coinvolti in Tangentopoli). II pool Mani Pulite si autoscioglie. Le proteste di piazza contro il "Salvaladri" inducono la Lega e An a costringere Berlusconi a ritirare il decreto. Subito dopo vengono arrestali Paolo Berlusconi, Salvatore Sciascia, capo dei servizi fiscali Fininvest, e Massimo Maria Berruti, consulente del gruppo.

Di Marco Travaglio

Dal numero 1/2011 di MicroMega

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