Governo Berlusconi 2: centro-destra
61-62) Due scudi fiscali 2001-2003
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Il 25 settembre 2001 il governo Berlusconi vara il decreto Tremonti 350 sul rientro dei capitali guadagnati e/o detenuti all’estero: quelli illegalmente esportati, ma spesso anche illegalmente accumulati commettendo reati. Si tratta contemporaneamente di una legge «ad aziendam», «ad aziendas», ma purtroppo «ad mafiam». Chiunque vorrà rimpatriare i propri tesori parcheggiati oltre frontiera potrà farlo depositandoli presso una banca italiana che funge anche da «mediatore»: cioè trattiene, per conto dello Stato, una modica tassa del 2,5 per cento (invece delle normali aliquote d’imposta che arrivano al 50-60 per cento) e rilascia al cliente una «dichiarazione riservata» di ricevuta. Ma la novità più ghiotta è l’assoluto anonimato garantito a chi compie l’operazione: un regalo che non ha precedenti nella storia dei ben 22 fra condoni e amnistie del dopoguerra. Guardacaso, Berlusconi è imputato per 1.500 miliardi di lire in nero su 64 società del «comparto estero» Fininvest. Teoricamente, versando all’erario appena 50 miliardi di lire, può far rientrare tutto quel denaro senza neppure farlo sapere. Il risultato dello scudo, comunque, è deludente, ben al di sotto delle aspettative: appena 1.600 milioni di euro. Così nel 2003 Tremonti concede il bis, riaprendo i termini per scudare i capitali rimpatriati. Ma anche il secondo scudo porta un misero gettito nelle casse dello Stato: 497 milioni appena. Alla fine, tra il primo e il secondo, si incasseranno circa 2 miliardi di euro, a fronte dei 77 miliardi rientrati, almeno sulla carta, in Italia (31,7 «regolarizzati» più 46 rimpatriati).







Ma soprattutto facendolo raggiungere anche al referendum che chiede di abrogare la legge sul legittimo impedimento. Vera preoccupazione del premier. La volontà della maggioranza non è quella di rinunciare alla partita nucleare ma piuttosto rimandare la questione a dopo le amministrative di maggio, che non si annunciano di certo facili. Stando a quanto riferiscono fonti vicine a Palazzo Chigi, dunque, il piano è solo rimandato. 
I due avvenimenti costituiscono altrettanti ammonimenti sui rischi e su come malamente i mercati e le società li gestiscano. Naturalmente, da un certo punto di vista, non è possibile instaurare alcun paragone tra la tragedia del terremoto – che ha provocato la morte o la scomparsa di oltre 25.000 persone e la crisi finanziaria, alla quale non si può di sicuro attribuire una sofferenza fisica così devastante. 
Ci sono oltre 318 mila persone che hanno un incarico o una consulenza pubblica e poi c’è “la massa del personale di supporto politico”, spesso nominati direttamente. Portaborse, consulenti dei consulenti, segretari e uffici stampa. La “categoria” ha un costo complessivo, diretto e indiretto, che la Uil calcola in 18,3 miliardi di euro. Se si aggiungono i costi del sistema istituzionale italiano, calcolati in 6,4 miliardi, si raggiunge la cifra di 24,7 miliardi all’anno. Guardiamo da vicino qualche dettaglio: gli organi dello Stato centrale (Quirinale, Camera, Senato, Corte costituzionale, Presidenza del Consiglio, ministeri) costano 3,2 miliardi all’anno. Stessa cifra per Regioni, Province e Comuni: 3,3 miliardi. Ma una cifra analoga si spende anche “per le consulenze, gli incarichi, le collaborazioni e le spese per i comitati e varie commissioni”: nel 2009 è stata di 3 miliardi di euro.
Alcuni anni fa in una piattissima regione fra Olanda e Belgio, battuta dal vento, furono impiantate trecento enormi torri eoliche. Gli abitanti ne uscirono quasi pazzi. Per il rumore delle pale e perché erano abituati ad avere davanti agli occhi una pianura sconfinata che ora trovavano sbarrata da queste torri. Un foglio di carta in una casa è un innocente foglio di carta, centomila fogli ci soffocano. Non c’è niente da fare. 






