Ogni giorno in Emilia Romagna vengono mangiati da cemento e asfalto 8 ettari di terreno. Dal 1975 a oggi il conto è di oltre 100 mila ettari, circa il 5% del territorio regionale. Ma non solo. Questa sarebbe anche una delle regioni più inquinate d’Europa e a più alta densità di strade che la attraversano. È Legambiente a lanciare l’allarme con un dossier sulla colata di asfalto e cemento che si potrebbe abbattere lungo la via Emilia nei prossimi anni: “Si punta ancora molto sulle opere per l’automobile e poco su quelle ferroviarie”, spiega Lorenzo Frattini, presidente regionale di Legambiente.
Le strade contestate in Emilia Romagna. Sono 6 le mega-opere che preoccupano gli ambientalisti. Opere secondo loro superflue, se non inutili. La prima è l’autostrada Orte-Mestre, anche chiamata Nuova Romea, i cui lavori per 10 miliardi di euro dovrebbero partire nel giro di qualche anno. L’opera, nel tratto che va dal Po a Ravenna, potrebbe avere un impatto ambientale su zone come il parco del delta del Po, le valli di Comacchio e quelle dell’Appennino centrale. Legambiente propone un’alternativa: sistemare la “vecchia” Romea, una delle strade più pericolose d’Italia, e metterla in sicurezza assieme alla E 45, che da Cesena porta a Terni.
Poi c’è l’autostrada cispadana, la prima regionale d’Italia, che la giunta Errani ha messo nel piano per unire le province di Reggio e Ferrara tagliando la pianura al di sotto del Po. L’opera, secondo Legambiente, danneggerebbe un territorio già martoriato da strade e dall’inquinamento.
A preoccupare gli ambientalisti c’è poi il collegamento autostradale Campogalliano-Sassuolo, che, “vista la presenza di una strada a scorrimento veloce molto vicino farebbe risparmiare appena dieci minuti senza aiutare il distretto della ceramica”.