Francoforte/Roma, 5 Agosto 2011

Caro Primo Ministro,

Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 Agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un'azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori.
Il vertice dei capi di Stato e di governo dell'area-euro del 21 luglio 2011 ha concluso che «tutti i Paesi dell'euro riaffermano solennemente la loro determinazione inflessibile a onorare in pieno la loro individuale firma sovrana e tutti i loro impegni per condizioni di bilancio sostenibili e per le riforme strutturali». Il Consiglio direttivo ritiene che l'Italia debba con urgenza rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità di bilancio e alle riforme strutturali.
Il Governo italiano ha deciso di mirare al pareggio di bilancio nel 2014 e, a questo scopo, ha di recente introdotto un pacchetto di misure. Sono passi importanti, ma non sufficienti.

Nell'attuale situazione, riteniamo essenziali le seguenti misure:

Il concetto di "Natura" è entrato nel nostro vocabolario con un'aura di santità: indicava la Creazione divina e, come tutto ciò che è divino, evocava l'esperienza del «numinoso», ossia quel peculiare intreccio di terrore, paura e adorazione che, come nella celebre proposta di Rudolf Otto, costituì l'avvio dell'idea di Dio e tutt'ora ne rimane la vera essenza. Per questa ragione la "Natura" significava anche un qualcosa che torreggia al di sopra della comprensione e del potere d'agire degli uomini, e con cui pertanto essi non potevano trafficare: la Natura, proprio come il Dio che l'aveva concepita e fatta venire all'essere, doveva essere riverita e adorata. La semplice idea di interferire o di immischiarsi con la Natura era ritenuta al contempo inane, implausibile e sacrilega. In verità, come ha mostrato il grande filosofo russo Mikhail Bakhtin, le elevate catene montuose e gli sconfinati mari hanno indotto fin da tempi immemorabili un «timore cosmico» che nella prospettiva di Bakhtin costituiva l'origine di ogni fede religiosa.
Come ha sinteticamente affermato Francesco Bacone, uno degli araldi di maggiore spicco dello spirito moderno, per comandare alla Natura occorre obbedirle. Il presupposto implicito che rendeva questa ingiunzione tanto convincente quanto attraente era che, una volta che gli uomini di sapere, ossia i praticanti della scienza emergente, avessero stilato un inventario delle ferree regole che guidavano i processi naturali, gli uomini avrebbero imparato a volgere tali regole a proprio vantaggio: cioè a ottenere, in modo regolare e invariabile, effetti positivi per il loro benessere, impedendo e prevenendo quelli dannosi e indesiderabili. Gli uomini comanderanno alla Natura obbedendo alle sue leggi: era questo in realtà ciò che voleva dire Bacone. Voltaire portò l'ingiunzione baconiana alla sua conclusione logica dichiarando che il segreto delle arti è di correggere la Natura.

Nonostante le numerose spinte verso nuovi modelli di sviluppo sostenibile e verso una green economy sempre più rispettosa delle risorse (specie quelle non rinnovabili), il fabbisogno di materie prime nel Vecchio Continente è segnalato in costante e per certi versi smodato aumento. Lo rivela un'indagine statistica firmala da Eurostat e pubblicata lo scorso marzo. Purtroppo, vista la complessità delle rilevazioni e il numero dei Paesi coinvolti, i dati si fermano al 2007. Ebbene, secondo queste elaborazioni il consumo medio di raw material all'interno della Ue è pari a 16,5 tonnellate per abitante, con una crescita del 5 per cento (a fine 2007) rispetto ai valori del 2000. L’Europa si segnala anche per essere un importatore netto di materie prime, con un trend in costante crescita (più 25 per cento) negli ultimi sette anni, malgrado la tanto conclamata ambizione alla sicurezza degli approvvigionamenti (intesa come tendenza all'autosufficienza rispetto agli acquisti sui mercati stranieri). A livello aggregato significa che l'economia europea nel suo complesso ha oggi bisogno per funzionare di 8,2 miliardi di tonnellate rispetto ai 7,6 miliardi del 2000. Per nulla scontata la lista degli ingredienti che concorrono alla realizzazione di questa pesantissima torta. L’indagine prende in esame il complesso delle materie prime estratte dall'ambiente naturale, con la sola eccezione di aria e acqua.

Il Sindaco ha convocato per Giovedì 29 Settembre 2011 alle ore 19:00 il Consiglio Comunale.

Ordine del giorno

Un macigno da 5.766 euro, per ogni famiglia. Ed è solo una prima stima, perché le revisioni di Confindustria parlano di un’Italia a crescita quasi zero nel 2012, a cui presto potrebbe servire un’altra, sanguinosa manovra. Altri soldi da spremere alle famiglie, che nei prossimi quattro anni dovranno già pagare il conto delle Finanziarie di luglio e agosto. Manovre contro cui ieri ha scioperato l’85 per cento dei sindaci: in rivolta, di fronte al rischio di dover tagliare all’osso servizi come i trasporti locali. Sarebbe un altro, durissimo colpo per i 25 milioni di famiglie italiane su cui già incombe un salasso da 145,17 miliardi di euro tra il 2011 e il 2014, secondo i calcoli della Cgia di Mestre. Lasciati in un cassetto i tagli alla casta e provvedimenti concreti contro l’evasione fiscale, al governo non è rimasto che accanirsi sulle famiglie. Che, sempre secondo la Cgia, nel 2011 se la “caveranno ” con un esborso medio di quasi 113 euro ciascuna. Poca roba, se confrontata con le bordate che arriveranno in seguito. Nel 2013, ogni famiglia dovrà pagare 2.155 euro, per arrivare a 2.375 euro nel 2014. La slavina di tasse e tagli insomma seminerà i maggiori danni tra due anni, quando il governo Berlusconi sarà già un ricordo. Nell’attesa, è in arrivo un autunno difficile. Innanzitutto, per l’aumento dell’Iva dal 20 al 21%, che renderà più care le bollette per elettricità, gas e telefono, aumentando anche i prezzi di beni di larghissimo consumo come caffè, cioccolata, vino, detersivi e vestiti. Allarme rosso anche sul fronte dei trasporti, come denuncia Legambiente: “Le manovre degli ultimi due anni hanno tagliato il 75% delle risorse per i pendolari, e ora il trasporto ferroviario regionale rischia l’estinzione”.

Forse l'abbiamo toccato ma, come disse qualcuno, possiamo ancora iniziare a scavare. La “manovra economica” è stata approvata ieri con l’ennesimo voto di fiducia e il 2011, che era iniziato con i festeggiamenti del 150-esimo anniversario dell’unità d’Italia, si conclude di fatto con un paese ridotto ad un’impotente entità geografica in balia dei mercati finanziari. Forse, più che essere “un paese di merda” (Berlusconi dixit), nella merda ci troveremo immersi fino al collo: non subito ma con una comoda rateizzazione nei prossimi tre anni (mercati finanziari permettendo). Sono bastati 10 giorni di contrattazioni in borsa per mandare l’Italia e tutto l’occidente del G8 nel panico, costringere il “governo” ad approvare in quattro e quattr’otto (si fa per dire) manovre economiche lacrime e sangue a carico dei soli noti, tagli draconiani alle risorse destinate agli enti locali, ledere diritti fondamentali dei lavoratori (in caso di emergenza si giustifica tutto), alla faccia della sovranità nazionale. Per ora i risparmi di genitori e nonni sono stati i veri ammortizzatori sociali dell’Italia: quando quei soldi saranno finiti, forse, inizieremo ad indignarci e a protestare anche noi: nel frattempo l’orchestrina può continuare a suonare. Tornando al fondo del barile, sembra che il Comune di Campagnola lo abbia raggiunto. Commissariato di fatto dalla BCE (ora lo sappiamo) come tutti gli altri comuni, province, regioni, in nome del famigerato “patto di stabilità” non può spendere i soldi di cui dispone, non può assumere personale (nemmeno per sostituire personale in maternità o subentrare in posti resisi vacanti a seguito di pensionamenti): insomma non può! Anzi qualcosa potrebbe fare, e probabilmente sarà costretto a farlo: mettere le mani in quelle tasche che il “governo” non vuole toccare e se le tocca è colpa della BCE comunista.

Uno Vale Uno, un’idea di democrazia teorizzata da molti ma mai veramente messa in atto con strumenti adeguati. Questa è l'idea che sta alla base di questo strumento: la volontà di mettere nelle mani dei cittadini la possibilità di fare la differenza e di poter contribuire fattivamente al processo decisionale su questioni che lo riguardano direttamente o indirettamente. Registrandosi al Uno Vale Unogruppo Uno Vale Uno di Campagnola Emilia è possibile rimanere aggiornato sulle attività del gruppo tramite la newsletter, partecipare a sondaggi e votare, segnalare la propria disponibilità a partecipare attivamente, seguire altri gruppi 5 stelle. Attraverso questo strumento, i cittadini, le associazioni, o qualunque organizzazione, potranno organizzare vere e proprie votazioni: un mezzo fondamentale dall’utilizzo semplice ed efficace. Per poter votare e proporre idee occorre registrarsi inserendo il proprio indirizzo di posta elettronica e compilando il form che compare dopo aver cliccato sul pulsante “Registrati”. Solo in questo modo la prima regola del movimento può essere rispettata. Ognuno vale uno.

Dalla crisi che ci attana­glia sembra che non si sia tratta alcuna lezio­ne. Che proprio non la si sia capita. E quindi che la si voglia risolvere con strumen­ti inadatti. Ovvero il solito inno alla crescita, che chissà perché, è evaporata. E allora i tagli. Ma i tagli vanno bene per tappare qualche buco, poi, se non si risolve il pro­blema alla radice tra poco toc­cherà tagliare di nuovo e cosi via, fino alla disgregazione dello stato sociale. La radice e che l'età della crescita è finita. Il mondo sta andando in ri­serva. Sette miliardi di abitan­ti, miniere e giacimenti di combustibili fossili sempre più esauriti, discariche sem­pre più rigonfie. Cambiamen­ti climatici. Crisi alimentare. Sottrazione di suolo fertile. Deforestazione. Impoveri­mento dei banchi ittici. Cicli dell'azoto e del fosforo sbal­lati. Derise e ignorate, le simulazioni del Club di Roma datate 1972 e poi costante­mente aggiornate, lo ripetono alla noia: esistono limiti alla crescita, i primi decenni del secolo saranno quelli della crisi globale, profonda, strutturale, perché ha a che fa­re con le leggi fondamentali del mondo fisico e non con la sovrastruttura economica re­cente, pura astrazione umana della quale la termodinamica se ne infischia. Qualche eco­nomista l'ha capito da tempo, ma non buca. Herman Daly con l'economia dello stato sta­zionario, Tim Jackson con il re­cente progetto governativo “Prosperità senza crescita”, e qui da noi Guido Viale, il gruppo accademico sulla decrescita italiana, e po­chi altri. Però manca il dibattito. Non se ne parla o non se ne vuole parlare. La crescita non funziona più, il giocattolo si è rotto, e il bambino urla e punta i piedi perché venga ri­parato al più presto, invece di domandarsi perché si é rotto e se é possibile fabbricarne un altro più “resiliente”.

Per evitare la catastrofe economica e ripartire, è necessario fare tre cose: cambiare la legge elettorale, un governo di salute pubblica per il tempo necessario a far passare la tempesta e il ritorno alle urne. Una nuova legge elettorale è già disponibile, lo è da quattro anni, è "Parlamento Pulito" la proposta di iniziativa popolare che prevede l'elezione diretta dei candidati, un massimo di due mandati, nessun condannato definitivo eleggibile. Va discussa al più presto al Senato e poi alla Camera. Nessun partito si è premurato di metterla all'ordine del giorno, Schifani è scomparso, Napolitano dorme. In questi giorni abbiamo assistito all'ennesima buffonata ad uso del popolo bue. L'11 luglio alcuni parlamentari di Pd, Idv e Sel hanno depositato in Cassazione la proposta di referendum abrogativo della attuale legge elettorale. Ora lanceranno banchetti estivi per raccogliere entro fine settembre almeno 500.000 firme. Sarà un trionfo carnevalesco di un'opposizione i cui membri sono stati tutti "nominati" (senza che nessuno muovesse un dito) nelle ultime due tornate elettorali: nel 2006 e nel 2008. Realpolitik per i gonzi per il mantenimento delle poltrone.
Le firme per una nuova Italia sono già state raccolte, sono 350.000, giacciono da quasi un lustro, per unica responsabilità dei partiti, nelle cantine del Senato. Dovrebbero essere discusse ora. Non dopo le vacanze. Per la maggioranza degli italiani le vacanze sono ormai un miraggio, mentre i parlamentari fanno un mese di villeggiatura e chiudono il Parlamento fino a settembre. Intanto il Paese va a fuoco nelle borse di tutto il mondo. Ma non si vergognano?

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